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Esercizi di Simulazione

17 Febbraio 2021

di Damiano Bianca

Dal catalogo della mostra, a cura di Sissi Aslan

Belli & Dannati

“La bellezza è un concetto molto astratto. Il corpo umano, così come lo rappresentavano i pittori medievali, era angoloso, ascetico, emaciato e lungo; con il Rinascimento la forma umana si arrotondò sensibilmente e con il rococò acquistò in rotondità quello che prima aveva in lunghezza” (Sidney Allan, in Camera Work, 1903).
Il riflesso della bellezza, concetto astratto, e dello zeitgeist, lo spirito del tempo, confortano la mente assai più di quanto l’occhio umano possa decrittare. La lettura di un gesto, di una espressione, di un sottinteso, si esprimono attraverso una serie di segni, colori, chiaroscuri, che difficilmente, anche l’uomo fruitore del 2000, già ampiamente virtuale e cyber è in grado di annotare senza l’ausilio del mezzo meccanico…..

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Note teniche sulle stampe



Arianna di Genova
Il manifesto eXtra, 27 novembre 1995, pag. 41

Trentuno ritratti di star della cultura, registi, poeti, musicisti, pittori. E per assicurarli ai fasti della storia e agli scaffali della memoria, Bianca utilizza tecniche antiche…
Un lavoro raffinatissimo. Ritratti di belli e dannati, tra genio e sregolatezza, per imprimere in un’ombra un destino individuale…



Carlo Ludovico Bragaglia

Un “Pioniere moderno”

Finalmente un vero fotografo!
Intendo per vero professionista fotografo, chi conosce dalle fondamenta, la tecnica e le formule di chimica fotografica. Servendosi di tale conoscenza, il fotografo, realizza con personale interpretazione, nei vari stadi di ripresa, sviluppo e stampa, quella che si può definire una fotografia “artistica”, cioè quella rappresentazione dell’immagine non più fedele alla realtà, ma che racchiude in sè, uno spessore contenutistico di estrema espressività.
Damiano Bianca è a mio avviso un artigiano della fotografia che possiede queste qualità, perché nonostante viva ed operi in un contesto “moderno”, in cui le macchine fotografiche utilizzate sono quasi perfette, e tutte le emulsioni chimiche sono già pronte per l’uso, esso ha voluto risalire, attraverso una laboriosa ricerca, le origini della fotografia, riscoprendo e valorizzando le antiche tecniche di stampa, (la Cianotipia, la stampa Bruna, la Callitipia, il Carbone, la Gomma Bicromata ed altre) applicandole in modo personale nel suo lavoro di ritrattista, improntando le proprie immagini di un sapore di altri tempi.
Vi è infatti una grande differenza tra ciò che erano una volta i fotografi, e ciò che sono ora.
Ricordo che quando fotografavo insieme a mio fratello Arturo, era molto laborioso e complesso realizzare un ritratto, perché le macchine allora utilizzate, lavoravano quasi esclusivamente a “Posa”, quindi il soggetto era costretto a rimanere immobile, e sopratutto si era vincolati ad operare esclusivamente alla luce solare, mentre oggi, con queste nuove macchine, senza per questo demonizzarle, il fotografo può cogliere degli attimi insospettati, anche in condizioni ambientali difficili. Anche nel lavoro della camera oscura, il fotografo moderno è molto più agevolato.
Ma la velocizzazione del “processo fotografico”, ha reso l’immagine fredda e distaccata, a scapito dell’aula romantica e fascinosa che era insita nelle fotografie di un tempo, e che oggi solo pochi fotografi riescono con dedizione ad ottenere, Damiano Bianca ne è un esempio.
Stà avvenendo per la professione del fotografo, come quella del farmacista sta, il quale da un esperto chimico, è divenuto un venditore di prodotti fabbricati.
Recentemente, tra i vari fotografi che ho avuto modo di conoscere, ma che non ritengo fotografi, emerge con una nota di merito, la mostra tenutasi a Palazzo Braschi in “omaggio ai miei 100 anni”, curata da Rita Carioti, la quale ha saputo interpretare con estrema naturalezza e gran de professionalità, la vera essenza della mia “anima”. Queste stesse qualità le ho riconosciute in Damiano Bianca, tantopiù che ho appreso che Rita Carioti è stata una sua allieva. Anche questa è una grande dote che deve possedere un fotografo che si rispetti.
Damiano Bianca si distingue oltre che per le sue doti artistiche, soprattutto, per aver ridato vita, e divulgato attraverso un suo testo, i processi ancestrali della fotografia, ormai quasi dimenticati, e riaffermare le radici dell’arte fotografica.

Carlo Ludovico Bragaglia

Roma, gennaio 1994

Damiano Bianca con Carlo Ludovico Bragaglia nel giorno del suo centesimo compleanno
Damiano Bianca con Carlo Ludovico Bragaglia nel giorno del suo centesimo compleanno
dedica sul retro della fotografia
dedica sul retro della fotografia

a Damiano che amante della vera fotografia, continua con esperta mano a sperimentare anche tecnicamente orizzonti che possano migliorare e intensificare “l’ ARTE”
Carlo Ludovico Bragaglia
nel suo centesimo anno
Gennaio del 1994

Renato Civello – Le simulazioni di Damiano Bianca
La magia del ritratto fotografico alla Galleria Lazzari di Roma

Con amore e competenza Sissi Aslan presenta in una importante galleria Romana, quella di Pier Sergio Lazzari, la mostra di un notissimo protagonista dell’arte fotografica del nostro tempo, Damiano Bianca. Sono 31 ritratti che egli ha stampato personalmente, eseguendo la tiratura in esemplare unico e adottando, con straordinaria efficacia di resa, le tecniche usate nell’ultimo Ottocento e all’inizio del nostro secolo. Su di esse ci informa lo stesso Bianca: si tratta della platinotipia, di cui si servirono grandi fotografi come Stieglitz, Evans, Strand e Weston, della gomma bicromata, che venne rilanciata dal Photo Club di Parigi e fu in voga nell‘area del secessionismo europeo ed americano, e della callitipia. E’ ovvio che in questa complessa ricerca, che presuppone una conoscenza davvero elitaria del processo fotochimico che conduce all’immagine permanente Damiano Bianca impone un proprio, invidiabile suggello.
Direi che riesce ad accordare, come altri pochi, scienza e creatività; ed è così che ogni ritratto si determina non solo con una inimitabile finitezza linguistica, ma anzitutto con una carica ed una ricchezza di vibrazioni che ne fanno un approdo d’arte compiuto, rivelatore di volta in volta di una totalità psico-fisica e sollecitato, alla base, da un bisogno ad un tempo intellettuale e poetico. Questi “esercizi di simulazione”, come li definisce il loro autore, accuratamente registrati con tutti i loro dati tecnici nelle schede redatte da Sissi Aslan, si riferiscono a personaggi del mondo della cultura internazionale, di riconosciuta autorità nei più svariati campi: dal cinema alla poesia, dalla pittura alla scultura alla musica jazz. Figurano, tra gli altri, Carlo Lodovico Bragaglia, Ettore Scola, Dino Risi, Mario Lunetta, Edoardo Sanguineti, Valentino Zeichen, Edolo Masci, Ennio Calabria, Cecil Taylor, Dave Liebman, Umberto Mastroianni, Maurizio Gianmarco, Chiara Civello. Si deve ammettere che questa esposizione, per i suoi livelli di merito in ordine alle esigenze preliminari di un’alta professionalità, per l’incredibile potere di coinvolgimento che esercita sull’osservatore, per la novità dei suoi coraggiosi e focali «recuperi», sovrasta decisamente qualsiasi altra iniziativa del settore. Si respira un’aria autenticamente creativa; e, si tratti di Mario Verdone o di Cinzia Gizzi o di Claudio Rendina, di una stampa bruna, di una gomma su platino o su palladio, l’esito del magistero è sempre dei più significanti e suscita profonda e duratura emozione.

Renato Civello

Secolo d’Italia, 25 novembre 1995, pagina17



Mario Verdone – Interpretazione di un ritratto

In questo ritratto che ho sotto gli occhi ho ritrovato tutto me stesso. E’ un miracoloso concentrato della mia storia. Ci sono tutti i miei trascorsi sofferti, le mie speranze giovanili, e la mia malinconia, anche il senso di humour, e persino una forza che non ho mai supposto, o vantato; anche il rammarico di non averle adoperata sempre nel modo migliore. Dice che ho patito, che ho chiuso gli occhi, che ho goduto, che ho raggiunto traguardi non disonorevoli, che non ho bluffato, se non nelle cose minime, magari per evitare una brutta figura, per scansare una sanzione che trovavo immeritata, per superare un ostacolo crudele o ingiusto. Dice che penso, che medito, che comprendo, che seleziono costantemente i miei pensieri, per scegliere al meglio. Che sono anche spesso indeciso, perché amante di soluzioni giuste, voglioso di verità. Che non sono una macchina umana che argina, che resiste all’infinito, ma che si piega, che accetta e sopporta. Che comunque non sono insoddisfatto della mia vita, così come l’ho espressa, del tragitto che io stesso mi sono tracciato, che non mi vergogno del mio passato, che accetto tutto perché non poteva essere che così, e che resta in me – come in qualsiasi altro – l’attesa tremebonda, l’inquietudine di ciò che è da venire. Ma è detta, esposta, non dissimulata. C’è tutto l’ieri, l’oggi e il domani: profitti e perdite.
Il corpo svela il logorio, l’atteggiamento mite non cela la condiscendenza, la sopportazione; il vestito non nasconde: è pelle. Sono lì trepidante come sempre per qualche cosa, senza superbia, senza odi, senza paura – confido – ma non ne sono certo, il contrario della potenza e, spero, del male. Contento come ogni uomo che ha superato decentemente la propria esistenza. Nudo. Non nascondo niente. Non espongo niente. Mi avete tutto sotto gli occhi, nelle vostre mani. Il fotografo mi ha ridotto ad anima che si fa guardare, che non nuoce, che spera nella assoluzione, che non ci ha messo niente per essere quello che è: se non la volontà buona.
Il sagace fotografo Damiano Bianca non ha inteso di ritrarre in questo corpo tutto ciò che appartiene all’umano. Si è accontentato di me. L’umano ha anche altri aspetti. Il fotografo dovrà cercarli altrove.

Mario Verdone

Roma 17 aprile 1993

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