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Tra le pieghe del segno

10 Luglio 2012

clichés-verre di Andrea Marchetti

L'impossibilità di tacere

Ogni storia comincia dai graffiti di Altamira, o giù di lì; intendo dagli analoghi nella storia e nel tempo. Dall'incontenibile desiderio di segnare, graffiare, sconvolgere l'assoluto del nulla.
Questo all'inizio, con l'eleganza della semplicità, ruppe il sigillo posto fra infinito e storia relegandoci all'essere; e parimenti ogni giorno un bimbo costruisce la propria coscienza imbrattando un muro o tracciando un foglio.
Esprime forse un esigenza diversa chi squarcia la tela o chiede perdono al foglio prima di renderlo "scritto"?
Ad altri il perchè o come, anche se presumendo, sarebbe lecito parlar di teknica; ma di fratello Andrea voglio amare l'atavica esigenza del segno, o di risvolto, l'impossibilità di tacere.

damiano bianca

peperino 10/7/2012

"Tra le pieghe del segno"

Andrea Marchetti, pittore, disegnatore e incisore, allievo di Edolo Masci, trasgredisce in toto le Accademie artistiche contemporanee. E non è cosa da poco in epoche di omologazioni e di condomini di idee. La sua unicità, sia come tradizione tecnica della pittura nei materiali e nelle preparazioni, sia come contenuti delle tele o dei fogli (altamente poetici e visionari nei Boschi e nei Gatti o duri e impegnati nelle Teste) riflette un’attenzione en artiste del mondo circostante, attenzione che non può mai prescindere dalla meditazione e dalla elaborazione. Anche quando, come in occasione dei clichés-verre, mette in gioco la sua creatività attraverso tecniche lontane e programmate che implicano certamente l’emozione di uno spazio conosciuto, come per la serie dei boschi – da Boscaglia a Selva muta, da Gatto lungo a Micio a Teresa –, il circostante appunto. Ma, va detto, che la sua emotività è fortemente attraversata anche dalla suggestione dell’antigrazioso e dal turbamento di fatti, del nostro recente passato – come per Waterboarding che racconta le torture contemporanee del soffocamento mediante acqua che non lascia segni. O Ancora corvi su Lampedusa, omaggio all’anarchico Errico Malatesta, deportato a Lampedusa, attraverso le suggestioni del pittore neoimpressionista anarchico Maximilien Luce.
Artista di soggetti anomali, percorsi di conoscenza, anti-tradizione; artista in ripresa di tecniche inusuali, i clichés-verre alla punta, al pennello, al tampone; artistafaber che stampa le sue lastre con sapienza e conoscenza, dalla stampa bruna alla gomma bicromatata, con sovrastampa o senza, alla stampa al carbone alla cianotipia; con i pigmenti della pittura, dal nero romano al grigio delle Ardenne al rosso di Ercolano.

Sissi Aslan

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