....Musei e biblioteche
del nostro paese possiedono fondi fotografici di grande
valore; parte di questo patrimonio è stato studiato, catalogato,
restaurato, ma certamente resta ancora molto da fare.
Marina Miraglia in un'intervista rilasciata a Luisella
d'Alessandro e pubblicata sul Rapporto Fotografia (Il
giornale dell'Arte n° 192, ottobre 2000) diceva: "L'interesse
dello Stato potrà certamente avere una funzione di tutela
della fotografia, non solo come bene culturale (come avvenuto
attraverso la scheda catalografica F), influenzando la
valorizzazione dei consistenti fondi storici, ma anche
sul mercato contemporaneo, attraverso istituzioni museali
che ne diventino punto di riferimento."
....L'interazione fra politica
istituzionale e mercato dell'arte produrrà certamente
i suoi frutti ed in attesa di nuove istituzioni museali
l'auspicio è di un numero sempre maggiore di occasioni
per conoscere autori e vedere le immagini conservate.
....La mostra prodotta dalla
Biblioteca di Storia Moderna e Contemporanea "Fondare
la nazione. I Repubblicani del 1849 e la difesa del Gianicolo"
(1° marzo - 5 maggio 2001), ma soprattutto la successiva
pubblicazione del catalogo "STEFANO LECCHI - Un Fotografo
e la Repubblica Romana del 1849" (Ministero per i Beni
e le Attività Culturali - Ufficio Centrale per i Beni
Librari le Istituzioni Culturali e l'Editoria - Biblioteca
di Storia Moderna e Contemporanea, a cura di Maria Pia
Critelli, Roma, Retablo, 2001) costiuisce una di queste
ghiotte occasioni.
....La pubblicazione permette
di definire meglio la figura e l'attività del fotografo
grazie ai ritrovameti avvenuti nel 1997 presso la Biblioteca
(da parte della stessa Miraglia) di quarantuno carte salate
originali del reportage realizzato subito dopo la rivoluzione
romana e di venti carte salate (dodici relative ai fatti
di guerra e otto vedute di monumenti e piazze di Roma)
ritrovate da Silvia Paoli nel 1998 presso la "Civica Raccolta
delle Stampe Achille Bertarelli" di Milano.
....Dopo
tali acquisizioni Stefano Lecchi assume definitivamente
un posto rilevante nella storia della fotografia.
....Le
immagini riprodotte nel catalogo costituiscono un percorso
documentario sui luoghi che videro i fatti salienti della
difesa di Roma, e riproducono non solo edifici importanti
dal punto di vista artistico, malridotti dai combattimenti,
ma anche siti semplicemente legati all'evento bellico:
il fotografo era evidentemente persona bene informata
sui fatti e ne risulta un accurato lavoro di documentazione,
su un dopo che riecheggia l'evento.
....Accanto
a questa sensazione di prima lettura, legata al rigore
delle inquadrature e della composizione dell'immagine,
in alcune carte salate traspare, senza sbavature o concessioni,
la partecipazione emotiva del fotografo al "punto di vista":
è il caso della posa rispettosa di un ragazzo davanti
a tre croci a Ponte Milvio o della fotografia dell'"Antica
Osteria Cucina" sul cui muro e scritto l'articolo 5 del
Preambolo alla Costituzione Francese del 4 novembre 1848.
....Nella
presentazione Maria Pia Critelli scrive: "Fine del Lecchi
non era solo fissare l'attualità delle rovine, la conseguenza
della guerra, ma di legare e di trasmettere l'emozione
o il ricordo a coloro che avrebbero visto le immagini."
Le esigenze narrative così definite ci spingono a considerare
questa raccolta un reportage di guerra, o se si vuole
un protoreportage.
....Certo le immagini scattate
da Roger Fenton in Crimea nel 1855 sono meglio conosciute,
e proprio quella campagnia viene generalmente presentata
dagli storici della fotografia come il primo reportage
di guerra. Sei anni dopo i fatti romani Fenton poteva
già utilizzare lastre al collodio umido (nel 1852 in Russia
egli utilizzava ancora la carta salata); scrive nel gennaio
1856 in "Narrative of a Photographic Trip to the Sea of
the War in the Crimea", Journal of the Photographic Society
of London che esponeva quasi con "l'istantaneità" e che
asseconda della luce e dell'obiettivo usato "tre secondi
erano spesso sufficienti".
....Date e condizionamenti
sintattici a parte la ricostruzione degli eventi bellici
operata dall'inglese fu ispirata all'efficacia visiva
e dalle attese della commitenza, l'editore di Manchester
William Agnew che pensava di realizzare un profitto con
le immagini, e del segretariato alla Guerra e dello stesso
principe Alberto che aveva incoraggiato la missione; Stefano
Lecchi, come scrive Marina Miraglia, "quasi certamente
lavorò come committente ed imprenditore di se stesso"
e le sue fotografie sono il racconto personale di precisi
accadimenti. Ci piace chiudere con le parole di Maria
Pia Critelli: "Nelle fotografie egli registra, documenta,
fissa quanto era sotto gli occhi di tutti: le opere di
difesa, i segni lasciati dai combattimenti, l'imponenza
della devastazione, il dopo degli scontri. Sulla superficie
visibile appare ciò che resta dell'accaduto, ma attraverso
l'immagine è il contesto degli avvenimenti che traspare
e viene comunicato".
Roma, luglio 2001
Un particolare ringraziamento al dottor F. Prinzi direttore
della Biblioteca di Storia Moderna e Contemporanea per
l'autorizzazione a riprodurre le immagini di Stefano Lecchi
a corredo della pagina. La proprietà degli originali appartiene
alla Biblioteca di Storia Moderna e Contemporanea di Roma
alla quale vanno indirizzate tutte le eventuali richieste
di autorizzazione a riprodurre le immagini:
Stefano Lecchi nel web www.comune.udine.it/stm/stm4.htm
ed in particolare per la storia della fotgrafia di guerra
www.findarticles.com/cf_0/m1373/6_50/62741651/p1/article.jhtml.
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