Un'altra fotografia per un' altra immagine. Non è
più obbligatorio cercare la perfezione, si tratta
al contrario di accettare la differenza, i difetti, la
personalità del caso, ed i "segni" della
tecnica e dei materiali che partecipano l'immagine. Perché
il caso? Esso è parte integrante dell'opera rendendola
unica, obbligando il fotografo ad essere se stesso una
sola volta: non potrà più copiare l'ombra
della sua creazione.
Un altro supporto perché la carta non è
il supporto tipico della fotografia.
Altri media possono dare un'altra percezione dell'estetica
fotografica. Il metallo, il vetro, il plexiglas permettono
di creare un altro mondo che non immaginiamo per la fotografia.
Uso la Scala 200 poi con l'ingranditore stampo
su Polacolor 59. Il risultato è un'immagine seppia
estremamente definita sul 4x5 pollici. A questo punto
opero il trasferimento con la tecnica dell'acqua calda
propria del film Polaroid, ma abbandonando il mondo della
carta per entrare in quello della mia fotografia e deposito
l'immagine su un letto di gelatina: è una tecnica
che ho messo a punto personalmente, ma diretta filiazione
del procedimento al carbone con doppio trasporto.
L'immagine s'impregna del supporto, acquisisce trasparenza
e luce obbligando lo spettatore a cercare il suo angolo
di visibilità: egli cerca così l'immagine
nella luce, un'immagine che rifiuta la planarità
e lascia la gelatina scolpire lo spazio. Così
ogni immagine entra nel suo unico spazio.
Chiamo questa tecnica " Peau de polaroid "
e se l'argomento trattato è pelle umana, credetemi,
non è per caso.
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Liberamente tradotto dalla presentazione dell'autore.
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