"Peau de Polaroid"
di Philippe Berger

Un'altra fotografia per un' altra immagine. Non è più obbligatorio cercare la perfezione, si tratta al contrario di accettare la differenza, i difetti, la personalità del caso, ed i "segni" della tecnica e dei materiali che partecipano l'immagine. Perché il caso? Esso è parte integrante dell'opera rendendola unica, obbligando il fotografo ad essere se stesso una sola volta: non potrà più copiare l'ombra della sua creazione.

Un altro supporto perché la carta non è il supporto tipico della fotografia.
Altri media possono dare un'altra percezione dell'estetica fotografica. Il metallo, il vetro, il plexiglas permettono di creare un altro mondo che non immaginiamo per la fotografia.

Uso la Scala 200 poi con l'ingranditore stampo su Polacolor 59. Il risultato è un'immagine seppia estremamente definita sul 4x5 pollici. A questo punto opero il trasferimento con la tecnica dell'acqua calda propria del film Polaroid, ma abbandonando il mondo della carta per entrare in quello della mia fotografia e deposito l'immagine su un letto di gelatina: è una tecnica che ho messo a punto personalmente, ma diretta filiazione del procedimento al carbone con doppio trasporto.

L'immagine s'impregna del supporto, acquisisce trasparenza e luce obbligando lo spettatore a cercare il suo angolo di visibilità: egli cerca così l'immagine nella luce, un'immagine che rifiuta la planarità e lascia la gelatina scolpire lo spazio. Così ogni immagine entra nel suo unico spazio.

Chiamo questa tecnica " Peau de polaroid " e se l'argomento trattato è pelle umana, credetemi, non è per caso.

Liberamente tradotto dalla presentazione dell'autore.
Ulteriori informazioni ed immagini su Philippe Berger e la sua tecnica http://users.skynet.be/philippe.berger


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