| Creatività, conoscenza e dintorni |
Molte volte, servono dei sinonimi che permettano
di non ripetere troppe volte lo stesso termine. Però,
l'abuso incondizionato dei sinonimi, usati con eccessiva
disinvoltura, porta ad un sostanziale travisamento dei
termini. Per esempio, in fotografia è estremamente pericolosa
una certa idea di creatività, che per molti significa
bizzarria, ovvero stranezza. Invece creatività è soprattutto
l'assolvimento ordinato e mirato della comunicazione visiva.
Quindi non sono "creative" soltanto le fotografie fuori
norma: sfocate, mosse, sovra o sottoesposte, sovra o sottosviluppate,
dai colori falsificati, dalle tinte modificate. Creative
sono le fotografie che comunicano secondo le intenzioni
dell'autore. All'atto pratico, l'idea di creatività, oltre
l'affascinante altisonanza dei termini, è strettamente
legata al rapporto fra conoscenza e pratica, fra il sapere
e il fare. Con un indispensabile pizzico di realismo dobbiamo
sempre valutare il nostro impegno in fotografia considerando
il suo intero processo produttivo. Se il fotografo vuole
raggiungere i risultati previsti, deve conformare le proprie
idee alle leggi oggettive del mondo al cui interno opera.
La pratica fotografica è complementare alla conoscenza
(teorica), perchè possiede non soltanto il pregio dell'universalità,
ma anche quello dell'immediata realtà. Accade che quello
della fotografia, come molti altri (ma non ci interessa),
sia un esercizio che si impare soprattutto svolgendolo.
Se ogni applicazione fotografica dovesse procurare all'autore
soltanto il piacere immediato dello scatto in quanto tale,
in breve tempo la sua creatività potrebbe esaurirsi per
mancanza di adeguata alimentazione intellettiva. Invece,
ogni impegno fotografico svolto è prezioso prima di tutto
per il bagaglio di conoscenze e di osservazioni che ha
inevitabilmente sollecitato. A conseguenza, l'idea stessa
di cretatività è subordinata all'accumulo sistematico
e lucido di esperienze e di conoscenze.
Da "Il Fotografo", maggio '98 pag. 3 |
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