| C'è ancora un equivoco sulla questione della stampa diretta in contrapposizione a quella trattata. Alcuni sostenitori della fotografia pura, così come è stata definita, arriveranno perfino a dire che una stampa «trattata» non possa essere considerata fotografia. Io credo che se un deposito X che forma un'immagine è costruito dall'azione della luce, sotto l'ombra di un'altra immagine, trasparente ed anch'essa generata dall'azione della luce, il risultato non può essere che una fotografia, qualsiasi siano le modifiche che il fotografo abbia ritenuto opportuno introdurre fra le proporzioni relative del deposito.
Quello che in francese chiamiamo «l'intervention», consiste nell'aggiungere e nel togliere intenzionalmente alcune parti del deposito fotografico. Nel primo caso, lo spessore extra sarà uguale in sostanza al deposito originale (platinotipo con sviluppo alla glicerina e procedimento Rawlins). Questo tipo di intervento, condannato dai puristi se applicato alla stampa positiva, viene consigliato dalla stessa scuola se applicato al negativo, nel qual caso viene definito intensificazione o riduzione, generale o parziale. L'effetto finale è simile a quello dell'intervento sulla stampa, cioè un cambiamento generale o locale dello spessore del deposito del positivo. L'intera questione è tutta in questa inezia.
Risultato diretto o corretto - bisogna scegliere. È evidente che in una autentica fotografia diretta le successive trasformazioni dovranno dipendere esclusivamente dall'azione originale della luce sulla pellicola. Non si dovrà quindi né intensificare né indebolire il negativo - né si potrà applicare colore sullo sfondo — né ritoccare con pennelli la superficie — né mascherarne alcune parti durante l'esposizione. Le stesse rigide regole si dovranno applicare nel caso si sviluppi il positivo. Se consideriamo legittima infatti la contraffazione che alcuni fotografi hanno praticato negli ultimi cinquanta anni, ma neghiamo che la stessa, chiamata diversamente e realizzata con metodi più convincenti, non lo sia, ci comportiamo come bambini.
Ritengo che se, come fotografo, ho il diritto di ridurre la densità di parte del negativo con il riducente Farmer, sono allo stesso modo autorizzato a non servirmi di quel riducente e ad oscurare la parte corrispondente del positivo applicandovi del colore con il pennello stampigliato Rawlins; e credo anche che se, come fotografo, ho il diritto di colorare una parte precisa del negativo per accrescerne la densità e creare così una macchia bianca sulla stampa positiva, ho ugualmente il diritto di lasciare il negativo inalterato e di rimuovere lo strato di gomma colorata dalla stampa sulla macchia corrispondente e per lo stesso scopo. Le parole non potranno opporsi ai fatti e, io credo, che questi seguano un ordine logico.
Il limite? Ebbene non c'è nessun limite eccetto un lato estremamente scuro ed uno estremamente chiaro. Nessuno infatti, tranne alcuni fotografi professionisti, e non certo fra quelli di prima classe, si è mai provato a colorare una parte scura della stampa o ad aggiungervi del bianco di china nei toni più chiari, poiché il risultato è scontato e al tempo stesso scadente. Quando si legge di una stampa «realizzata completamente a mano», naturalmente non possiamo pensare che una giuria di persone assennate possa accettare un olio o un acquerello fra le fotografie (questo è infatti il senso dell'espressione), ma passiamo ad altro.
Direte forse che l'intervento è pratica pericolosa? Non più di quanto non sia servirsi della fotografia pura per fini pittorici. Questo potrà sembrare un paradosso, eppure io credo che sia inutile perseguire fini artistici servendosi di mezzi puramente meccanici, così come sarebbe insensato se un astronomo si servisse della gomma bicromata per stampare la mappa della Via Lattea.
È pura follia affermare che la fotografia è arte perché può riprodurre la bellezza che esiste in Natura. La Natura spesso è bella ma non è mai artistica «in sé»; non ci può essere arte, infatti, senza l'intervento dell'artista nella creazione dell'immagine. La Natura non è che un tema nelle mani dell'artista. La fotografia pura registra il tema, ecco tutto, e, detto fra noi, lo registra indiscriminatamente.
Robert Demachy
Ripreso da « The Amateur Photographer », Londra.
Cw, 18, aprile 1907 |
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