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"...e chi no" - Stampa al carbone in due parti
Di damiano bianca - del 06/04/2009 @ 12:43:03, in articoli, linkato 4577 volte.

La carta in passato è stata il supporto comunemente utilizzato per realizzare stampe fotografiche (almeno per il procedimento negativo-positivo); all'inizio la carta salata, poi via via le altre tecniche, gomma, carbone, sali ferrici, platinotipia, carta al citrato, carta al cloro-bromuro e quantaltro.
L'arrivo della veloce e pratica politenata ritagliò poi alla cosiddetta "baritata", lo spazio della fine-art e della galleria. La fotografia però ebbe i natali su una lastrina di rame argentato autopositiva ed a fine ottocento ci si divertiva già  a guardare delle lastrine stereoscopiche su vetro attraverso appositi marchingegni, in pratica due dia affiancate riprese con una fotocamera con due obiettivi disassati.
Se da una parte dunque la nobile carta l'ha sempre fatta da padrona, dall'altra i fotografi hanno sempre sentito l'esigenza di sperimentare altri supporti, senza dimenticare che per lunghissimo tempo si sono utilizzate lastre di vetro come negativi o positivi (ad esempio l'autochrome vedi anche il sito del centenario.
Dakar, stampa alla gomma su khadi banana e polvere di caffèIl connubio fra carta pregiata e tecnica antica di stampa appare particolarmente valido ed in alcuni casi consente sottolineature o ampliamenti del significato proprio di quell'immagine.
Questo può dipendere da una texture, un colore particolare, o semplicemente l'origine della pasta della carta: è il caso del divertente ed ironico "Dakar" stampa alla gomma su kadhi banana per la quale ho utilizzato come pigmento fondi di caffè, o "Massimo Urbani" Edoardo Sanguineti, stampa al platinoMassimo Urbani, stampa alla gomma stampa alla gomma con pigmento bianco titanio sull'ormai introvabile Carta Roma blu, o "Edoardo Sanguineti", platino su khadi Tea, stampa successivamente macerata in ipoclorito di sodio per rendere una sorta di "vissuto". O ancora Giuseppe Zanini caricaturista, più conosciuto come Nino Za.
Negli ultimi anni molti autori che utilizzano tecniche antiche Nino Za, stampa alla gomma sono tornati su altri supporti (sembra che il fenomeno abbia una certa periodicità !) in particolare su alluminio e materiali plastici (metacrilato e policarbonati); tali ricerche sono sempre entusiasmanti ed il più delle volte non si sa dove ti condurranno e legittimi sorgono alcuni dubbi circa la stabilità  delle opere.
A mio avviso però, al di là  delle connotazioni tecniche, rimane determinante nella scelta del supporto, la duttilità  del materiale in termini di capacità  narrativa: il materiale può diventare parte integrante del significato o significante esso stesso. Da questa posizione è nata l'idea una stampa in due parti, su due materiali diversi, in modo che la seconda immagine rappresentasse l'evoluzione della prima.
"...e chi no" aveva bisogno di un punto di partenza certo, stabile, definito, di concretezza e tangibilità  visiva: diciamo uno "scripta manent" per rappresentare la terribile condizione di uniformità  ed ingabbiamento in cui oggi l'essere umano si trova. Spesso ho la sensazione che anche l'ultimo atto di libertà , il pensiero, sia in pratica negato, e che gli unici pensieri possibili siano quelli già pensati: un "ergo sum" come gli altri, altrimenti non sei (ri-)conoscibile, anzi non sei.

...e chi no, stampa al carbone su Graphia

Tutto ciò accade ovviamente anche in fotografia, quando professionisti (lo status è ben lungi dal rappresentare una garanzia) o fotoamatori (nel senso di amateur) si riducono a replicare poetiche o stilemi più o meno digeriti.
dettaglio della stampa su plexiglass Mi si perdoni la tirata; la stampa al carbone è su Graphia delle Cartiere Siciliane, un 50x70 leggermente collato per mantenerne il candore, mentre la mescola è una ricerca di nero neutro costruito con nerofumo, grigio di payne ed una sfumatura di magenta. Il punto di arrivo doveva invece essere un atto di libertà , di eterea leggerezza, qualcosa di impalpabile e dinamico; il valore dunque non stava tanto nella stampa su trasparente, Stampa al carbone su plexiglassche sebbene di 5 mm ha comunque una sua matericità , quanto nell'ombra mobile da esso proiettata grazie ad una sorta di installazione che consente al foglio di plexi di ruotare alla minima corrente ascensionale. Dalle telline-farfalla inquadrate, alla farfalla mancante che si muove sul muro. Ho presentato questo lavoro nella Sala delle Arti della Certosa Reale di Collegno, lo scorso novembre nell'ambito della mostra "Conchiglie, 20 stampe al carbone", nata da un'idea di Claudio Ruscello ed organizzata da Marco Baracco per l'Associazione La Lanterna Damiano Bianca. fotografia di Claudio Ruscello

"...e chi no" sarà  anche a Pescara il prossimo 5 maggio nell'ambito della collettiva per ricordare, l'amico e maestro, Edolo Masci.

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