| Anche se la fotografia è stata inventata con l'intento di riprendere
la realtà (ingannevole e soggettiva) che molti credono ancora che
quella sia la sua funzione e destino segnato, di fatto, altri caricano
la fotografia di responsabilità più tormentate. Sono gli esigenti,
il loro universo di desideri da esprimere in immagini richiede altri
modelli d'identificazione. E' una realtà, finalmente dichiarata
soggettiva, ma non per questo meno determinante per stimolare risposte
ad interrogativi magari sepolti. E il capitolo della storia della
fotografia che racchiude i "trasgressori" è lunghissimo e di nobilissima
scrittura. Lucio Valerio Pini appartiene proprio alla schiera dei
visionari alla ricerca di strumenti e soluzioni che risolvano le
volontà espressive. Egli presenta i suoi lavori mediati da un utilizzo
diverso della pellicola istantanea, sempre duttile e generosa nel
risolvere i problemi dell'immaginario. Soggetto prediletto di Pini
è la donna, ma il suo non è un viaggio alla scoperta del corpo e
dell'armonia della bellezza. La donna è una sorta di archetipo,
presente e prepotente nella sfera complessa dell'intimo dove sogno,
realtà, sentimenti, ricordi, fantasia, esperienze, s'intrecciano
in un'inestricabile convergenza di sensazioni. Le sensazioni sono
quasi impossibili da restituire"agli occhi degli altri" e Pini ha
messo a punto tecnica laboriosa ed efficace. Colora a mano, con
esasperati cromatismi dei fondi su cui trasferisce con il fotomontaggio
o il collage, fotografie, disegni e ritagli d'immagini. L'effetto
è straniante e, grazie alla fantasia e all'inventiva dell'autore,
la composizione suggerisce significati diversi in una serie continua
di rimandi che stimola la percezione. |