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Dan Burkholder è particolarmente noto fra i cultori delle
tecniche antiche di stampa per l'abilità nell'ottenete negativi
con stampanti ink-jet, previe specifiche procedure in Photoshop.
Un grande cruccio, quello appunto dei negativi di grosso formato,
sembra dunque avviarsi a soluzione, ma più che l'aspetto
meramente tecnico che può interessare una fascia ristretta
di appassionati, IC vuol segnalare l'uso che Dan fa del digitale,
senza timori ne pudori.
L'intervento manuale sul "prodotto"
è sempre stato presente nella storia della fotografia
con alterne fortune anche dopo l'avvento dei procedimenti
colore, dando vita a volte ad opere di grande valore come
quelle di Felice Beato.
In tempi recenti il ritorno all'intervento cromatico manuale
sulla stampa b/n era stato suggerito dal successo della pellicola
all'infrarosso, consentendo sottolineature fantastiche e climi
fiabeschi. |


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Ora, dal connubio fra digitale ed analogico, il fotografo americano
propone una rilettura della color-azione, indubbiamente personale
e non scevra di fascino nei risultati: pigmenti ink-jet su stampe
al platino. Il senso che ci sembra cogliere non è provocatorio,
semplicemente non esiste una fotografia analogica ed una digitale,
ma una fotografia, i cui mezzi narrativi si evolvono e divengono
duttili nelle mani del faber. |
damiano bianca
Roma, 10.09.2003 |
Dan Burkholder ©
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