Corso Base di Fotografia

Cap. XII - Il flash amatoriale

Il flash elettronico amatoriale è una riserva di luce pratica ed economica: pesa poco, ha ingombri limitati, tempi di messa in opera praticamente nulli, fruibilità in tutte le situazioni e costi d'esercizio contenuti; la grande potenza luce e la temperatura cromatica costante ed uguale a quella del sole sono caratteristiche notevoli. Il tutto rapportato alle altre sorgenti di luce artificiale.

Sul mercato ne esistono molti modelli di case diverse, purtroppo alcuni sono scadenti ed è preferibile prendere in considerazione le case più famose.
L'uso che se ne fa è un altro discorso. Spesso le immagini ottenute con il flash risultano insoddisfacenti, ma errori di esposizione a parte, ciò è dovuto ad un impiego errato della luce.

a. Com'è fatto

Tutti i lampeggiatori sono composti di tre elementi fondamentali: un sistema di alimentazione, un condensatore ed una lampada; il condensatore si carica di una notevole quantità di corrente e la rilascia istantaneamente su richiesta, in modo da innescare il lampo nella lampada. Grazie a questo sistema, invece di disporre di poca luce continua, si possono ottenere grandi intensità in una frazione di secondo.

Modello semiprofessionale con batterie ricaricabili Ovviamente a corredo di un progetto elettrico così semplice vi sono tutta una serie di circuiti accessori in grado farlo funzionare, renderlo versatile e sofisticato.
Esso è generalmente alimentato da pile o batterie quindi vi è sempre un limitatore che interrompe l'erogazione di corrente non appena il condensatore si è caricato: una spia avverte della disponibilità del lampo ed ogni qual volta l'energia si abbassa il circuito provvede a ristabilirne il livello garantendo lo stand-by; il funzionamento è accompagnato dal lampeggiare di un'apposita spia e da un tenue ronzio.

Vi sono poi dei circuiti che consentono di utilizzare tutta la potenza o parte di essa; l'argomento è affrontato più sotto nel paragrafo dedicato all' esposizione automatica.

La riserva di energia è sempre una nota dolenteL'intervallo di ricarica fra un flash e l'altro (in genere fra il mezzo secondo ed i 10 secondi) dipende dalla grandezza del condensatore: per disporre di un lampo molto potente occorre un condensatore molto grande, quindi con un lungo periodo di ricarica; questo genera una serie di problemi di alimentazione e determina anche il numero di lampi ottenibili con una data quantità d'energia, nella fattispecie un set di pile. Il limitatore ed i circuiti di riduzione della potenza consentono un grande risparmio e la possibilità di scegliere tra pochi lampi al massimo della potenza o molti a potenza ridotta.
Il flash amatoriale presenta dimensioni e peso molto contenuti così da poter essere montato sulla fotocamera grazie ad uno zoccolo che va ad inserirsi in una slitta posta sopra al pentaprisma: vedremo più avanti come questo sia l'aspetto meno interessante della soluzione flash.

Interfaccia flash-fotocameraZoccolo e slitta costituiscono l'interfaccia fra lampeggiatore e camera; è il caso di utilizzare questo termine dal momento che i prodotti di ultima generazione scambiano una serie considerevole d'informazioni mentre fino a qualche tempo fa' il cosiddetto contatto caldo aveva il solo compito di sincronizzare l'emissione del lampo con l'apertura delle tendine.
Quando la slitta non è prevista, o si desidera allontanare la sorgente luce dall'obiettivo, il contatto è assicurato da opportuni cavetti sincro.
Tutti i modelli prevedono un pulsante per innescare manualmente il lampo.
I lampeggiatori da studio hanno anche una luce pilota, una lampada a luce continua coassiale con quella flash, per valutare il risultato della disposizione delle luci.

b. La luce del flash

Abbiamo detto che la temperatura cromatica è simile a quella solare, con piccoli scostamenti secondo i modelli, comunque sempre intorno ai 5.000° K; la pellicola da utilizzare è dunque la day-light.
Rispetto ad altre lampade (quarzi e tungsteno) che presentano forme di invecchiamento e stabilizzazione, il flash ha una resa costante: ho misurato la temperatura di alcuni miei flash e dopo cinque anni di attività si era abbassata di soli 100° K.
Anche la potenza non subisce vistose diminuzioni; per i flash amatoriali raramente è indicata in watt-secondo ma con un più pratico riferimento chiamato numero guida abbreviato in NG. Esso è sempre dichiarato dal costruttore nella scheda tecnica e spesso il NG sta nel nome del modello: ad esempio i 45-CT della Metz hanno numero guida 45.
Più è alto il numero maggiore è la potenza.

attenzione! Il NG è sempre riferito ad una pellicola 100 ISO.


A volte il NG dichiarato non corrisponde sul campo alla potenza effettivamente disponibile: ciò dipende dal fatto che esso scaturisce da una serie di calcoli basati sul condensatore, le caratteristiche della lampada e della parabola, ma in pratica l'erogazione effettiva della luce può risultare minore. Questo fatto è piuttosto ricorrente.

c. L'esposizione

Per conoscere con precisione il NG del proprio lampeggiatore basta rivolgersi ad un laboratorio specializzato o ad un fotografo che possieda un esposimetro-flash.
La nota è importante dal momento che il NG reale è determinante per valutare correttamente l'esposizione. Cominciamo con una legge fisica: l'intensità della luce è inversamente proporzionale al quadrato della distanza sorgente-piano illuminato. Vediamo con uno schema il risvolto pratico di questo indigesto enunciato:


Caduta della luce con una sorgente puntiforme


Richiama l'attenzione, indica un suggerimento o un risvolto importante. Alla distanza (a) una certa quantità di luce illumina una certa superficie; ad una distanza doppia (2a) la stessa quantità di luce illumina (diciamo si sparpaglia su) una superficie 4 volte più grande, quindi l'illuminamento è di 1/4, cioè la metà della metà. Ad esempio se alla distanza (a) l'esposizione corretta richiede diaframma 11, alla distanza doppia sarà necessario utilizzare diaframma 5,6. (Ricorda la progressione dei diaframma )

C1. Uso del NG.

Quando si scattano delle fotografie utilizzando il flash, occorre impostare un certo tempo (vedi paragrafo d) ed un determinato diaframma.
Facciamo qualche esempio: con una pellicola da 100 ISO, l'apertura da impostare è il risultato della formula:

NG/distanza flash-soggetto

Segna gli esercizi nei vari capitoli; il suggerimento è di prendere sempre appunti. Disponiamo di un flash con NG 24. Se il soggetto è posto a 3 metri dal flash:


24/3 = 8
il diaframma sarà 8.

Se il soggetto è posto a 4 metri dal flash:
24/4 = 6
il diaframma sarà 5,6 ca.

Se il soggetto è posto a 10 metri dal flash:

24/10 = 2,4
il diaframma sarà fra 2 e 2,8

Disponiamo di un flash con NG 32. Se il soggetto è posto a 3 metri dal flash:

il diaframma sarà...

Richiama l'attenzione, indica un suggerimento o un risvolto importante.la distanza da prendere in considerazione è quella flash-soggetto e non fotocamera-soggetto.


Richiama l'attenzione, indica un suggerimento o un risvolto importante. se la pellicola invece di 100 ISO è 200 ISO (cioè abbisogna di metà luce perché sensibile il doppio) occorrerà chiudere di uno stop; se 400 ISO di due stop e se 50 ISO bisognerà aprire di uno stop e così via.


Segna gli esercizi nei vari capitoli; il suggerimento è di prendere sempre appunti.Se temi di impuntarti sui calcoli, fissa questa formula che consente di conoscere il nuovo NG al variare della sensibilità della pellicola.


NG cercato = NG conosciuto x nuovo ISO
----------------
vecchio ISO


ad esempio abbiamo NG 24 a 100 ISO. Qual è il NG a 400 ISO?

400
NG = 24 x -------- = 24 x 4 = 48
100

Infatti con NG 24 a 3 metri si usa 24/3= 8 diaframma 8
e con NG 48 a 3 metri si usa 48/3=16 diaframma 16,
cioè due stop di differenza.


Regolo calcolatore Tutti i modelli possiedono sul retro o sulla parte superiore un regolo calcolatore in grado di suggerire il diaframma in base alla pellicola utilizzata; questo modo di esporre è preciso (se la taratura è esatta), poiché tiene conto della luce emessa e non della luce riflessa, ma risulta dispendioso dal momento che ad ogni lampo viene utilizzata tutta la corrente immagazzinata nel condensatore (potenza costante e variabili distanza e diaframma). Se non si dispone di alimentazione a rete, le pile o la batteria si esauriranno velocemente.



C2. Uso dell'automatismo.


Fortunatamente i modelli moderni consentono una filosofia di uso diversa; negli esempi visti sopra abbiamo tenuto la potenza costante e variato il diaframma, consideriamo ora il contrario:

Segna gli esercizi nei vari capitoli; il suggerimento è di prendere sempre appunti.impostiamo il diaframma e grazie ad un automatismo regoliamo il flusso luminoso in base alla sensibilità della pellicola ed alla luce riflessa dalla scena.

Fotocellula per l'esposizione automatica con il flash L'automatismo è composto da una fotocellula (in genere un fotodiodo al silicio) in grado di interrompere il flusso luminoso non appena viene raggiunto il livello di illuminazione richiesto e da un componente elettronico in grado di recuperare l'energia accumulata e non utilizzata. In questo modo il numero di lampi ottenibili con un set di pile o una carica di batterie risulta maggiore.
Ovviamente rimane il limite della potenza massima: ad esempio con un NG 24 si può impostare diaframma 4 sul flash e sull'obiettivo e scattare senza problemi in un intervallo distanza flash-soggetto di 6 metri, 3 o 5 o qualunque altra misura intermedia, ma non più lontano; per usare diaframma 4 a 9 metri è necessario un NG maggiore, pari a 36 (36/9=4).

In alcuni casi la precisione di tali automatismi è relativa, ma soprattutto come per gli
esposimetri, essi non sanno se l'oggetto illuminato è nero o grigio o bianco: valgono dunque le stesse considerazioni fatte in quel capitolo a cui rimando.

Quando si utilizza un lampeggiatore a tutta potenza la durata del lampo si aggira mediamente su 1/300 di secondo; in automatismo ed a brevi distanze della superficie da illuminare la durata del lampo può scendere fino ad 1/50.000 di secondo.

L'angolo di emissione del lampo è standardizzato per obiettivi normali, ma opportuni diffusori o condensatori ottici possono modificarne l'ampiezza per l'impiego con grandangolari e teleobiettivi: in questo caso il NG cambia dal momento che la luce viene dispersa o concentrata; per queste variabili occorre far riferimento ai suggerimenti forniti dal costruttore, solitamente contenuti nel libretto delle istruzioni.

Regolo calcolatore di un lampeggiatore di ultima generazione Le fotocamere di ultima generazione sono in grado di controllare l'emissione del lampo attraverso l'obiettivo (TTL) sostituendosi all'automatismo del flash; ciò risulta particolarmente vantaggioso con i sistemi di valutazione integrata e comunque per riprese di macrofotografia con anelli e/o soffietto estensore; ovviamente fotocamera e lampeggiatore devono possedere lo stesso sistema di comunicazione (quello più diffuso è lo SCA, Standard Camera Adaptor). Questo tipo di flash si dice dedicato (ad un modello o una serie di fotocamere).
Nel valutare l'esposizione gli ultimi sistemi TTL a matrice 3D danno maggior peso ai dati provenienti dalla zona in cui si trova il fuoco mentre il sistema E-TTL è i grado di bilanciare il lampo con la luce ambiente e di escludere dalla valutazione zone con riflessioni anomale (vetri, specchi, laccature).

d. La sincronizzazione delle tendine

Abbiamo visto come la durata di un lampo sia molto breve e dal momento che in genere viene utilizzato in condizioni di scarsa luminosità, come criterio generale potremmo dire che il tempo impostato sulla fotocamera non influisce sull'esposizione: in realtà il gioco delle tendine è di importanza notevole anzi l'uso evoluto del lampeggiatore presuppone il bilanciamento fra luce ambiente e luce flash.

Richiama l'attenzione, indica un suggerimento o un risvolto importante.Richiamiamo alla mente il funzionamento dell'otturatore sul piano focale.

Appare evidente che l'emissione di luce deve avvenire nel momento in cui tutta la finestra del formato è aperta, quindi dopo che la prima tendina ha ultimato la corsa e prima che la seconda parta Il tempo di sincronizzazione è sempre evidenziato per ricoprire la finestra, altrimenti una parte del fotogramma non potrà usufruire del lampo; sulla ghiera dei tempi della camera vi è un valore colorato in modo diverso dagli altri, ebbene quel tempo è il più breve che si possa usare insieme ai lampeggiatori e varia da corpo macchina a corpo macchina.
Non è necessario utilizzare proprio quel tempo di scatto, ma in alternativa si possono impostare solo tempi più lunghi: se ad esempio il riferimento di sincronizzazione è 1/125, si possono impostare 1/60, 1/30 ecc. finanche la posa B, ma non 1/250 o più breve.


Ciò è dovuto al fatto che le esposizioni brevissime vengono ottenute proprio facendo partire la seconda tendina prima dell'arrivo della prima, si produce cioè una sorta di fessura che scorre lungo l'area del formato, ma non vi e mai (per questi tempi) un istante in cui tutta la finestra è aperta. Tanto più è stretta la fessura, tanto minore è l'esposizione complessiva, ma la velocità con cui si muovono le tendine è sempre la stessa.
Questo funzionamento può generare distorsioni per gli oggetti che si muovono durante l'esposizione come documentato in una celebre fotografia di Lartigue; tornando al flash ciò spiega anche perché alcuni tempi non possono essere utilizzati.

E' il momento di far pratica sulla fotocamera Se il modello della fotocamera lo consente si può verificare il corretto funzionamento della sincronizzazione aprendo il dorso e scattando con il flash attivato: l'intera finestra del formato deve risultare illuminata. Imposta tempi più lunghi di quello di riferimento, poi utilizza quelli più brevi: vedrai una fessura sempre più stretta.

Con tempi come 1" o 1/2" avrai notato che il lampo si innesca a fine corsa della prima tendina, ma alcuni corpi macchina al contrario offrono la possibilità dell'innesco un attimo prima che parta la seconda; i due sistemi, con tempi lunghi e con un minimo di luce ambiente, danno vita a immagini molto diverse.


Immaginiamo di fotografare una palla rossa in movimento che attraversa l'inquadratura, l'illuminazione è scarsa e ricorriamo all'uso del flash. Con un tempo di sincronizzazione veloce probabilmente otterremo questo risultato mentre con un tempo più lungo, ad esempio 1/15", la poca luce presente ci consentirà di registrare un debole immagine ed il lampo fornirà la corretta esposizione.

Con un lampeggiatore sincronizzato sulla prima tendina accadrà questo:

1, 2 e 3) appena scattiamo la prima tendina inizia a scoprire il fotogramma,

4
) giunta a fine corsa innesca il lampo (che in linea di massima ha durata compresa fra 1/300" ed 1/10.000")

5
) l'otturatore completa il tempo di esposizione impostato

6
, 7 e 8) la seconda tendina ricopre il fotogramma.


Schematicamente il risultato sarà questo , dove compare una striscia dovuta al movimento relativo della palla rispetto alla pellicola durante tutto l'arco dell'esposizione.

Con un lampeggiatore sincronizzato sulla seconda tendina accadrà questo:


1, 2 e 3) la prima tendina scopre il fotogramma,

4)
inizia il tempo di esposizione impostato,

5
)
al termine dell'esposizione si innesca il lampo, un istante prima che la seconda tendina si muova.

6
, 7 e 8)
La seconda tendina ricopre il fotogramma.



Anche qui schematicamente, il risultato sarà di questo tipo: la posizione della striscia rispetto all'oggetto è invertita, ma in questo caso il suggerimento dinamico è corretto, mentre nel primo caso la palla sembra dirigersi dalla parte opposta.


Staccati dal monitor. Take 5 Ogni qualvolta si fotografano oggetti in movimento con tempi di esposizione lunghi, il funzionamento dell'otturatore a tendina introduce risultati molto interessanti, che si usi il flash o la sola luce ambiente; il mosso, dell'oggetto o quello volontario della macchina, costituiscono a mio avviso una vera e propria categoria narrativa la cui miglior ubicazione è nel corso di composizione.

Esiste inoltre un tipo di lampeggiatori dotati di sincro FP (flat peak) che consente la sincronizzazione totale, anche con quei tempi di scatto velocissimi che utilizzano fessure. Approfondimento

Le medie formato ed i formati superiori hanno otturatori centrali (cioè posti nell'obiettivo a ridosso del diaframma) che consentono la sincronizzazione con tutti tempi di scatto. A livello professionale può essere utile, soprattutto per riprese in esterni, ma gran parte delle reflex 35 mm. ha il sincro a 1/125 o a 1/250, tempi generalmente sufficienti per bilanciare flash e luce ambiente come vedremo più sotto.

e. Suggerimenti e valutazioni estetiche

Dicevamo dell'uso del flash in esterni; può sorprendere dal momento che in genere l'idea del lampeggiatore è associata alla scarsità di luce, ma può risultare di valido ausilio in una serie di situazioni.

Ad esempio nei ritratti in controluce consente di ottenere lo stesso valore di esposizione per lo sfondo ed il primo piano, oppure di variarli secondo le nostre esigenze.

In questi casi si parte dalla lettura esposimetrica dello sfondo: se richiede 1/125 con f:11 probabilmente il nostro soggetto in controluce vorrà 1/125 f:5,6 se non addirittura f:4. Adottando il diaframma per lo sfondo il soggetto risulterà troppo scuro o nero in silhouette (a causa dei tre diaframmi di differenza che sono veramente molti), al contrario scegliendo il diaframma richiesto dal primo piano lo sfondo risulterà più o meno slavato. Per bilanciare i due piani bisognerà esporre per lo sfondo (1/125 f:11) e chiedere al flash un lampo pari ad f:11 sulla persona, o meglio ancora, per mantenere l'effetto di controluce e leggere bene i dettagli del primo piano, possiamo chiede un lampo pari ad f:8 che a tre o quattro metri possono fornire anche i lampeggiatori di scarsa potenza.

Soluzioni analoghe possono essere adottate per riprese in interni quando nell'inquadratura compare una finestra e si desidera mantenere nell'immagine sia l'interno che l'esterno. Ovviamente di volta in volta, assecondo che sia giorno pieno o sera, cielo sereno o nuvoloso, occorrerà valutare l'esposizione, lo scarto in diaframmi fra dentro e fuori ed il tipo di bilanciamento che si desidera ottenere.

Monumento funebre di Ellio Callisto - ripresa improcrastinabile e pessime condizioni di luceUn leggero colpo di flash ha ridotto il contrasto generale e rese fruibili le ombre


Alcuni fotoamatori accantonano velocemente il lampeggiatore con numero guida basso, ma se è vero che un numero guida alto offre molte possibilità, un piccolo flash continua ad essere utile in molte occasioni fornendo quella piccola, giusta, "pennellata" di luce di cui a volte si sente il bisogno.

Un altro suggerimento che d'acchito può risultare strano è l'impiego combinato di flash, cavalletto e scatto flessibile. Soprattutto nel caso di ambienti vasti con luce soffusa e/o piccoli punti luce, è conveniente utilizzare il cavalletto e tempi di esposizione forzatamene lunghi. Un lampo aiuterà ad alzare la luce generale mantenendo l'effetto ambiente e recuperando la temperatura cromatica; in questi casi si utilizzano pellicole day-light così le piccole lampade macchieranno con toni caldi quanto le circonda. Un accorgimento molto importante, non solo in questo tipo di riprese, è quello di allontanare il lampeggiatore dalla fotocamera.

Risvolto importante. Quando si monta il lampeggiatore sulla fotocamera, l'asse della luce emessa e quello dell'obiettivo sono molto vicini e paralleli, ne risulta un'illuminazione piatta e degradante verso il fondo con primi piani spesso sopraesposti.


Si consideri che la fotografia utilizza un sistema bidimensionale per riproporre la realtà e che la dislocazione delle ombre è determinante per suggerire la terza dimensione. La scarsa attenzione a questo problema, anche nelle riprese in esterni, è ricorrente nelle foto di chi inizia, e determina immagini scadenti soprattutto quando viene impiegato il lampeggiatore.
La coassialità di lampo ed ottica determina nei ritratti l'effetto occhi rossi: quando il soggetto guarda il fotografo la sua retina risulta illuminata, in pratica si vede il fondo dell'occhio. Alcuni lampeggiatori prevedono un sistema di prelampo per far stringere la pupilla della persona fotografata.
Per poter allontanare ed inclinare i due assi esistono appositi cavetti di varie lunghezze che collegano la fotocamera al lampeggiatore assicurando la necessaria sincronizzazione. Agli inizi si può provare posizionando il flash in alto a destra o in alto a sinistra, poi l'esperienza e la creatività suggeriranno il modo migliore in quel frangente.

Attacchi per cavetti sincro sul lampeggiatore Pipetta del cavo sincro da innestare sul corpo della fotocamera


Chi è solito fotografare in interni, al posto di un flash molto potente può prevederne due o più di potenza minore, mantenendo la spesa complessiva.

Fotocellula e cavetti sincro In questi casi il modo migliore per ottenere la sincronizzazione fra i lampeggiatori (devono scattare tutti contemporaneamente) è quello di collegarli a piccole ed economiche fotocellule, anch'esse in gergo chiamate sincro; sono decisamente preferibili ad una serie di cavetti in cui tutti inciampano.
Alcuni flash prevedono la funzione "slave", cioè sono già dotati della fotocellula di sincronizzazione.

Per foto di architettura in interni, quando si possono spegnere le luci ambiente, esiste la possibilità dell'open-flash: questa tecnica prevede di posizionare la fotocamera su cavalletto, comporre l'inquadratura, impostare la posa T oppure B con uno scatto flessibile, spegnere le luci, scattare e nel caso della posa B bloccare il flessibile in modo che l'otturatore rimanga aperto, quindi a mano libera e con l'ausilio di una piccola torcia per non inciampare, si possono lanciare una serie di lampi spostandosi di volta in volta. Alla fine si ritorna alla fotocamera e si sblocca l'otturatore.
Volendo, prima di ultimare l'esposizione, si possono accendere brevemente le luci ambiente.

Risvolto importante. E' importante:
- non rivolgere mai il flash verso l'obiettivo,
- restare fuori campo e comunque non trovarsi mai fra l'obiettivo ed il flash, magari nascondendosi dietro mobili o colonne ecc.,
- fare in modo che la distanza fra parabola e zona da illuminare resti più o meno costante all'interno delle possibilità offerte dal NG.

Il flash insomma offre grandi possibilità, ma occorre considerare la luce del lampeggiatore come un materiale grezzo, qualcosa che va raffinato, manipolato e plasmato secondo le occorrenze: per questo i lampeggiatori professionali prevedono tutta una serie di accessori: ombrellini, soft box, bank, senza contare tutti gli accorgimenti personali di cui ogni fotografo è geloso.

Gelatine colorate da applicare sui flash Alcuni fotografi montano gelatine colorate davanti alla lampada per ottenere effetti cromatici, ma soprattutto agli inizi consiglio di usare queste forme narrative con parsimonia, evitando di colorare la luce principale, soprattutto se in asse con l'obiettivo. Considera inoltre che tali filtrature abbassano considerevolmente l'effettiva quantità di luce che arriva sul soggetto.

Dunque la luce diretta, a meno di cercare effetti particolari, in genere non fornisce buoni risultati e anche non disponendo di accessori o del tempo necessario per preparare la ripresa, è comunque preferibile far prima rimbalzare la luce, ad esempio contro un soffitto o una parete, un pannello di polistirolo o un cartoncino: questo consentirà al lampo di aprirsi e di perdere molta della sua crudezza.
Considera che in questi casi il percorso della luce si allunga e che il NG è un parametro da utilizzare sulla distanza lampada-soggetto; inoltre se la superficie riflettente è colorata, la luce si "sporcherà" di quel colore.


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