Corso Base di Fotografia

Cap. XI - Le pellicole

a. La struttura

I primi materiali sensibili (vedi storica) erano piuttosto elementari, realizzati con prodotti di uso corrente come colla di pesce, carta da lettera, sale da cucina e nitrato d'argento, utilizzato sulle ferite; potevano dare risultati ancor oggi affascinanti, ma non si può dire che fossero versatili, né pratici.
Le pellicole moderne presentano caratteristiche notevoli in termini di sensibilità, resa ed affidabilità; la loro struttura prevede un supporto in acetato trasparente e flessibile su cui è stesa un'emulsione di gelatina e cristalli di alogenuro d'argento sensibili alla luce. Sopra vi è uno strato antigraffio e sul lato opposto uno anti-alone (generalmente di color verdone molto scuro), necessario per evitare pericolose diffusioni dei raggi di luce che potrebbero produrre perdita di nitidezza.
Il lato emulsione si riconosce dal tipico aspetto opalino, mentre il dorso è lucido.

b. Tipi

Sezione di un tripack Esistono vari tipi di emulsione in grado di restituire, con trattamenti specifici, immagini negative o positive, in b/n o a colori: le pellicole a colori (tri-pack) presentano una struttura più complessa dello spaccato riportato sopra, gli strati sensibili sono tre, uno per ciascun colore primario e fra uno strato e l'altro vi sono opportuni strati-filtro per selezionare le lunghezze d'onda.


Ripresa con una nornale pellicola per diapositiveAffresco rinvenuto nel criptoportico delle terme di Traiano. L'immagine affianco è stata ripresa con una normale pellicola per diapositive, mentre per il bianco e nero qui sotto è stata utilizzata una pellicola per infrarossi: l'immagine evidenzia una macchia sotto lo strato superficiale dell'affresco non visibile ad occhio nudo.


Ripresa con pellicola per infrarossi e filtro rosso scuro

Le pellicole per gli infrarossi presentano una sensibilità particolare per questa lunghezza d'onda, esistono a colori ad in b/n, e generalmente sono utilizzate con opportuni filtri per tagliare le lunghezze d'onda indesiderate. Il loro vero impiego è specialistico, (restauro di opere d'arte, contraffazione di documenti, rilevazione di cloroplasti) ed è di derivazione militare; il mondo amatoriale se n'è appropriato per la particolarissima resa dei colori e, nel caso del b&n, per contenere i difetti della pelle nelle foto di nudo e nei ritratti.

c. I formati

Le emulsioni vengono commercializzate nei formati richiesti dai diversi modelli di fotocamera, esistono dunque pellicole a lastre per il banco ottico e sebbene siano fogli di pellicola ancor oggi sono chiamate lastre perché eredi dirette delle vecchie emulsioni stese su vetro. Il medio formato utilizza pellicole in rullo alte circa 6 cm in grado di coprire il 4,5 x 6, il 6x6, il 6x7 ed il 6x9. Le 24x36 o formato leica usano la pellicola perforata di origine cinematografica avvolta in caricatori metallici per 12, 24 e 36 pose; questo formato, detto anche 135, è reperibile anche in "pizze" di diverso metraggio sia come negativo b&n che dia a colori.

Con opportuni accessori la pellicola può essere sbobinata in casa per riempire appositi caricatori riciclabili; l'operazione richiede un minimo di attenzione, ma consente un discreto risparmio.

Esploso di un caricatore leicaIn un caricatore 35 mm la pellicola perforata è avvolta attorno al rocchetto, la coda è fissata con una clip o con nastro adesivo. La fessura che lascia uscire la pellicola è dotata di feltrini. Due anelli chiudono il cilindro, sotto e sopra, a pressione.
Caricato in casa o acquistato, il caricatore deve sempre essere conservato con cura (vedi l'abc), lontano da forti sorgenti di luce, da polvere, caldo, umidità, e nell'apposita scatolina.

d. L'Advanced Photo System

Marchio dell'APS L'aps è un sistema di nuova concezione che concerne pellicole e fotocamere; l'immagine è fornita dagli alogenuri d'argento, ma contemporaneamente un supporto magnetico è in grado di registrare altre informazioni riguardanti la ripresa e la futura stampa. Il formato è definito IX240.

Il caricatore è più piccolo di quello leica e consente di ridurre l'ingombro della fotocamera; per caricarla macchina basta semplicemente inserirlo e si estrae per caduta; è possibile sostituire caricatori parzialmente utilizzati che conservano le informazioni circa i fotogrammi già scattati e quelli ancora disponibili.

Base di un caricatore APS Il caricatore è più piccolo del leica e consente di ridurre l'ingombro della fotocamera; per caricarla macchina basta semplicemente inserirlo e si estrae per caduta; è possibile sostituire caricatori parzialmente utilizzati che conservano le informazioni circa i fotogrammi già scattati e quelli ancora disponibili.

1- Non espostoNon esposto 2- Parzialmente espostoParzialmente esposto 3- EspostoEsposto 4- SviluppatoSviluppato


Una volta trattata, la pellicola viene conservata nel caricatore e restituita corredata di una stampa indice del contenuto, costituita dalla serie dei fotogrammi in formato thumb-nail; esistono caricatori da 15, 25 e 40 pose di pellicola negativa a colori. Dietro le stampe vere e proprie vengono riportati i dati riguardanti la ripresa e piccoli titoli. IL positivo può essere reso in tre formati: classico, lo stesso delle fotocamere 24x36; H con proporzioni di 16 a 9, e P, Panoramic, con immagini ancora più lunghe, ma dal momento che il cono posteriore dell'ottica non cambia, in realtà si tratta di opzioni di stampa più che di ripresa. Le funzioni elettroniche delle fotocamere APS sono particolarmente evolute, sia in termini di gestione dell'esposizione (multipoint integrate dal confronto con i dati registrati in una library) che in termini di autofocus, con funzioni come il focus tracking (messa a fuoco ad inseguimento dei soggetti in movimento) e programmi in grado di gestire in automatico anche la profondità di campo.
Si tratta in pratica di un sistema disegnato sulle possibilità offerte dall'elettronica e dalla programmazione.

e. La sensibilità

La caratteristica fondamentale di una pellicola è la sua sensibilità vale a dire la quantità di luce che deve ricevere per fornire un determinato annerimento (vedi cap. VII §b): essa viene misurata in ISO (International Standards Organization), ma fino a pochi anni fa veniva fornita in ASA (American Standard Association), ed in DIN (Deutsche Industrie Normen).
I valori ASA corrispondono agli ISO mentre un incremento di 3 DIN corrisponde al raddoppio degli ISO.

Prendiamo come riferimento una pellicola 100 ISO, sensibilità che possiamo definire di uso corrente; una pellicola con indice nominale di 200 ISO è 2 volte più sensibile, vale a dire necessita della metà della luce (Cap. VI). Fra la 100 e la 200 vi è uno stop di differenza. Se facciamo il raffronto fra una 100 ed una 400 la differenza è di due stop (il doppio del doppio). Questo tipo di calcolo torma utile per sapere, a parità di luce, di quanto variano le coppie esposimetriche fra una pellicola e l'altra e soprattutto nel caso di usi personalizzati (sovra e sottoesposizione) per comunicare al laboratorio di sviluppo e stampa le varianti al trattamento standard.
Il termine indice nominale sta a significare che quella è la sensibilità consigliata dalla casa produttrice.

Le fotocamere moderne prevedono una serie di contatti nell'alloggiamento del caricatore che informano l'esposimetro sulla sensibilità della pellicola in uso; naturalmente i caricatori devono possedere l'apposito codice.

Codice ottico della pellicolaSulla pellicola sviluppata, a bordo fotogramma, risulterà parimenti stampigliato lo stesso codice in versione ottica: tali informazioni sono utili alle macchine stampatrici per riconoscere le caratteristiche della pellicola.


La sensibilità di una pellicola è determinata dalla grandezza dei cristalli di alogenuro d'argento, più sono grandi, maggiore è la sensibilità; il loro insieme dà vita ad una texture sottilissima definita grana che si inizia a notare sulle stampe più grandi. Le emulsioni moderne vengono stese in particolari condizioni ambientali fisico-chimiche così da ottenere una grana più fina a parità di sensibilità nei confronti delle pellicole di precedente concezione.

Richiama l'attenzione, indica un suggerimento o un risvolto importante. Dalla nota precedente si evince che una pellicola ad alta sensibilità (400 ISO o più), avendo una grana più grossa descrive i dettagli in modo più grossolano di una a bassa sensibilità (inferiore a 100 ISO).


La capacità di definizione di una pellicola è indicata dalle linee per millimetro che riesce a distinguere e viene chiamata risoluzione. Sul piede pratico la risoluzione è strettamente legata alla qualità dell'ottica usata, alla bontà del trattamento ed allo stato di conservazione della pellicola (vedi abc).

Nel capitolo dedicato al concetto di esposizione si è detto che la quantità di luce fatta passare da una serie di coppie con identico indice EV è la stessa, ad esempio 1/125 f:4 equivale ad 1/30 f:8; questo in base alla legge di reciprocità, ma in alcuni casi il materiale sensibile non risponde coerentemente a tali variazioni. Quando si presentano intensità luminose deboli, che richiedono quindi lunghissimi tempi di esposizione come nel caso dei notturni, ed al contrario quando si hanno intensità fortissime per tempi molto brevi come nel caso dell'illuminazione flash, si manifesta il difetto di reciprocità: in genere riguarda le esposizioni più lunghe di 1" e più brevi di 1/1000. Il risultato è sempre la sottoesposizione, tanto più marcata quanto più ci si allontana dalla soglia: ad esempio quando l'esposimetro suggerisce 1" in realtà alla pellicola ne occorrono due; nel caso in cui l'esposimetro ne suggerisce 4 ne potrebbero essere necessari 12 o 16; è come se si verificasse una progressiva perdita di sensibilità da parte della pellicola.
I produttori segnalano sempre le opportune correzioni, soprattutto per le pellicole colori professionali, perché oltre che nelle densità prodotte, si possono verificare alterazioni dell'equilibrio cromatico da correggere con i filtri CC.

f. Il contrasto e la latitudine di posa

Un'altra caratteristica molto importante delle pellicole è la latitudine di posa.

Richiama l'attenzione, indica un suggerimento o un risvolto importante.Una pellicola di media sensibilità racconta il mondo con 5-6 stop se diapositiva, ed in 6-7 se negativa b&n: ciò significa che rispetto al grigio medio, inteso come valore centrale di esposizione, gli oggetti che riflettono 2,5 - 3 stop in più finiranno per risultare bianchi (nessun particolare), mentre quelli che ne riflettono 2,5 - 3 in meno risulteranno neri (nessun particolare).

Questo intervallo è la latitudine di posa di una pellicola, ed è tanto più stretto quanto minore è la sensibilità della pellicola, quindi l'esposizione deve essere molto accurata con le diapositive e comunque con tutte le pellicole a bassa sensibilità. L'essere umano distingue intervalli maggiori anche perché il diametro della pupilla varia in relazione al punto su cui è posta l'attenzione.
In termini cromatici le pellicole a bassa sensibilità forniscono colori più densi, più saturi ed anche un contrasto generale maggiore di quelle con sensibilità alta.
Il contrasto è legato anche ad altre variabili: prima di tutto dipende dall'illuminazione: la luce fornita da un cielo nuvoloso è morbida ed in genere le scene presentano uno scarto di 3 - 4 diaframmi tra valore massimo e minimo; la luce del sole di luglio a mezzogiorno produce bianchi brillanti ed ombre profonde con scarti fra brillanza massima e minima che possono arrivare fino ad 8 - 9 stop ed oltre. Ovviamente dipende anche dalla superficie degli oggetti.

Richiama l'attenzione, indica un suggerimento o un risvolto importante.Un altro elemento che interviene sul contrasto è il trattamento.


g. Usi personalizzati

Sopra si è utilizzato il termine indice nominale: quando una pellicola viene esposta seguendo le indicazioni del produttore, in genere riceve un trattamento standard, ma la resa di un'emulsione può essere personalizzata variando i due parametri esposizione-sviluppo.
Una 400 ISO può essere utilizzata come se avesse una sensibilità di 800 ed in questo caso bisognerà modificare lo sviluppo: essendo stata sottoesposta (ha ricevuto la metà della luce) dovrà essere sovrasviluppata. Come criterio di massima se si sottoespone di 1 stop si sovrasviluppa di 1 (push process +1), se di 2 di 2 e cosi via.
Alcune pellicole, concepite espressamente per il push-processing possono essere tirate fino a 3 - 4 stop.
Quando si introducono queste variazioni i risultati cambiano molto rispetto allo standard: la sottoesposizione compensata con l'incremento di sviluppo aumenta il contrasto. La procedura inversa, sovraesposizione accompagnata da sottosviluppo, chiamata pull process, genera una riduzione del contrasto e nel caso di diapositive a colori produce desaturazione con l'insorgenza di grigio.

Esposizione nominale Sovraesposizione e sottosviluppo


Roma, resti del tempio di Giunone. Esempio di pull process: la pellicola è stata sovraesposta di uno stop e sottosviluppata.

Esposizione nominale Sovraesposizione e sottosviluppo

Dettagli dei fotogrammi: la sovraesposizione ha consentito di entrare nelle ombre ed il sottosviluppo di mantenere dettaglio nelle alte luci. Da un punto di vista cromatico il pull process comporta desaturazione ed insorgenza di grigio.


La pellicola è il supporto su cui scrivere; all'inizio sembrano tutte uguali, ma con l'aumentare dell'esperienza tecnica e dell'educazione visiva noterai che ogni prodotto presenta delle peculiarità di resa e quello che poteva sembrare un dettaglio, un risvolto di poco conto, può diventare di grande importanza per la definizione di uno stile o il raggiungimento di un risultato. Man mano che si affinano le doti, ti consiglio di adottare la pellicola che ha fornito i risultati migliori e di utilizzarla ad oltranza, fino a padroneggiarla pienamente; le caratteristiche tecniche diverranno così possibilità espressive. A tal fine puoi realizzare dei test variando l'indice di esposizione di 1/3 o ½ stop alla volta, tenendo costante il trattamento; successivamente puoi provare a variare anche il trattamento.
Tutto ciò è particolarmente proficuo se ami il b&n ma anche il colore consente forme notevoli di personalizzazione.


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