Corso Base di Fotografia

Cap. X - I filtri

a. Come sono fatti, come funzionano

Vari tipi di filtriI filtri sono accessori da montare davanti all'obiettivo (in rari casi dietro) e possono essere in gelatina, in vetro o materiale sintetico: i filtri in gelatina sono costituiti da un supporto trasparente sottilissimo su cui è stesa una gelatina, in genere sono piuttosto costosi, delicati e necessitano di un apposito portafiltri. Quelli in vetro possono essere di buona qualità o scadenti, in genere dipende dal prezzo, comunque un buon filtro dovrebbe aver ricevuto il trattamento antiriflesso e va trattato con la stessa cura con cui viene manipolato un obiettivo; in effetti montare un filtro significa aggiungere due superfici nel percorso ottico dell'immagine e se non si presta la dovuta attenzione si potrebbe deteriorare seriamente la qualità finale dell'immagine, allora a che serve un buon obiettivo se usato dopo un filtro scadente o sporco o graffiato?


Tutti i filtri producono una slittamento del fuoco, come se l'immagine venisse da più lontano: in genere corrisponde ad 1/3 dello spessore del filtro (un filtro spesso 3 mm sposta il fuoco di 1 mm).
In vetro o in gelatina, la funzione di un filtro è quella di intervenire sulla luce che genera l'immagine, per ottenere un dato effetto sulla pellicola; anzi, a livello amatoriale il termine filtro è quasi sinonimo di effetto speciale, una panacea per nascondere la mancanza d'idee, sopperire ad una sensibilità non educata o ad uno scarso potere di osservazione. Il mio consiglio è quello di usarli con parsimonia e discrezione, come un mezzo per ottenere l'immagine che si ha in mente, per correggere, interpretare o sottolineare una luce o un'atmosfera: un filtro non dovrebbe essere mai l'artefice principale di una fotografia. Prima di una panoramica generale consideriamo che l'assorbimento di lunghezze d'onda produce una diminuzione della luce che arriva sulla pellicola, per cui ogni filtro, in base alla sua densità, richiede un aumento dell'esposizione chiamato fattore filtro (indicato da un numero ed il segno x di moltiplicazione).

Richiama l'attenzione, indica un suggerimento o un risvolto importante. Un filtro con fattore 2x richiede di raddoppiare l'esposizione, bisogna quindi aprire di uno stop, tempo o diaframma che sia. Il fattore 1,5x corrisponde ad un incremento di stop. Un fattore 8x corrisponde a 3 stop, cioè 2x2x2 (il doppio del doppio del doppio).

Nel caso delle reflex TTL si può essere tentati di misurare l'esposizione dopo aver avvitato il filtro, dal momento che l'esposimetro lavora dopo l'obiettivo. In realtà gli esposimetri danno la risposta migliore con la luce bianca e con i filtri molto densi usati abitualmente con pellicole b/n possono fornire letture sbagliate: esempio classico quello dei filtri rossi il cui assorbimento è di 3 - 3 e mentre gli esposimetri leggono una caduta di 2 - 2 1/2.
La procedura corretta prevede di calcolare l'esposizione, montare il filtro apportando manualmente la correzione suggerita dal costruttore del filtro, focheggiare.
Da notare che per questo tipo di filtri il fattore di assorbimento cambia con il variare della temperatura cromatica, il perchè è ancora spiegato dalla rosa dei colori. Vedi tabella più sotto.


b. I filtri di corredo

I filtri ricorrenti sono lo sky light, l'UV, il polarizzatore ed i filtri di conversione.

Skylight, polarizzatore e filtri di conversione Lo sky light è di color rosa pallido (le marche migliori lo producono in diverse gradazioni); sua funzione principale è quella di contenere l'invadenza della luce del cielo, bluastra. Dal momento che non è mai molto intenso si presta a ridurre il blu delle ombre o delle fotografie scattate all'ombra (cioè senza luce diretta del sole) senza sporcare gli altri colori. Corregge anche quella leggera dominante verdastra nelle inquadrature dove vi sono grandi quantità di prati e fogliame. Un filtro da campo, consigliato in esterni anche per proteggere la prima lente dell'obiettivo.

Il filtro anti UV svolge funzioni analoghe allo sky light, ma essendo di color giallo tenue (blu-negativo) è concepito per tagliare i raggi ultravioletti. Nei paesaggi aiuta a penetrare la foschia.

L'effetto di questi due filtri è leggero, di bilanciamento, e può essere validamente apprezzato soprattutto da chi utilizza pellicole invertibili. Il loro assorbimento è di 1 o 2 decimi di diaframma, quindi irrilevante.

Il polarizzatore è grigio quindi non è un filtro vero e proprio dal momento che non taglia lunghezze d'onda. Esso interviene su un'altra caratteristica della luce: il piano di vibrazione. Senza inoltrarci in approfondimenti scientifici diciamo che quando la luce colpisce determinate superfici, ad esempio uno specchio d'acqua, o la vernice di un'auto, o una vetrina, o delle foglie bagnate, genera riflessi speculari percepiti come macchie luminose: questo filtro consente la visione oltre il riflesso nel caso del vetro e dello specchio d'acqua e nel caso di superfici opache consente di vedere il colore e percepire la materia di quella superficie (l'effetto maggiore si ha quando l'angolo di ripresa è di 56° con la perpendicolare alla superficie). Nei panorami si dimostra utile per staccare piani che risulterebbero impastati a causa della luminosità diffusa; anche la foschia genera questo tipo di luminosità ed il polarizzatore è in grado di disegnare nettamente le nuvole contro il cielo; quest'ultimo risulta più scuro assecondo dell'angolo formato dall'asse di ripresa con il sole (l'effetto maggiore si ha a 90°), quindi nella fotografia a colori si otterranno cieli più blu. In effetti, dal momento che il polarizzatore è in grado di eliminare tutta una serie di bagliori e brillature superficiali che impastano e sbiadiscono i colori, viene utilizzato anche per ottenere una maggior saturazione cromatica, vale a dire colori più decisi e più densi.

Ripresa senza polarizzatore
Ripresa con polarizzatore



E' costituito da due vetri, il primo rimane fisso sull'impanatura dell'obiettivo mentre l'altro è in grado di ruotare senza fine: l'effetto di polarizzazione viene valutato direttamente dall'oculare della camera facendo ruotare lentamente la parte mobile. Asseconda della casa costruttrice il polarizzatore assorbe 1 diaframma e mezzo/due diaframmi, è opportuno far riferimento alle istruzioni del produttore; è però importante notare che variando l'angolo di polarizzazione l'esposimetro della reflex suggerisce esposizioni diverse, soprattutto se si sta polarizzando una riflessione molto vasta nell'inquadratura, mentre secondo molti autori sarebbe opportuno valutare l'esposizione senza filtro e correggerla con il fattore filtro dichiarato.


c. I filtri di conversione.

Permettono di utilizzare pellicole day light con sorgenti di luce artificiale e pellicole per luce artificiale alla luce del sole. Se si è acquisito l'uso della rosa dei colori s'intuisce che il primo è blu per tagliare l'eccesso di gialli e si chiama 80A, mentre l'altro tende al giallo ambra per contenere la dominante blu e si chiama 85B (Vedi scale cromatiche). L'80A assorbe due diaframmi e rende ancor più precarie le riprese in interni, dove il livello di illuminazione è generalmente insufficiente per fotografare.
L'85B assorbe 2/3 di stop.
I migliori risultati si ottengono utilizzando le pellicola adatta alla sorgente di luce e l'utilità dei filtri di conversione è di consentire riprese senza dover smontare un rullo utilizzato a metà (cosa preferibile a mio avviso).
Per un controllo totale della temperatura colore in caso di valori intermedi delle fonti luminose si ricorre ai filtri Wratten ed al nomogramma di conversione per sapere qual'è il filtro più adatto. Approfondimento



d. I Wratten

Per individuare con precisione il colore e gli effetti di un filtro si usa come riferimento il sistema Kodak Wratten (come le sigle viste sopra, 80A ed 85B).

Filtro WRATTEN in gelatina Aumento dell'esposizione
in stop
Per
variazioni
da
85B - Filtro ambra per esporre i materiali a colori tipo B (Tungsteno) in luce diurna. 2/3 5500K a 3200K
85C - Filtro ambra talvolta preferito per esporre in luce diurna le pellicole tipo L e i materiali equilibrati per illuminazione al tungsteno. Più chiaro del filtro 85B 1/3 5500K a 3800K
80A - Filtro blu per esporre i materiali per luce diurna a 3200K (tungsteno) 2 3200K a 5500K
80B - Filtro blu per esporre materiali per luce diurna a 3400K (lampade photoflood) 1 2/3 5500K a 3800K
80C - Filtro blu più leggero dell'80B 1 3800K a 5500K


e. I filtri CC

Vengono utilizzati per modificare l'equilibrio cromatico generale di una scena: in ripresa, in visionatura dia, in sede di stampa; sono reperibili prevalentemente in gelatina, hanno densità crescente (abitualmente tradotta in punti) e possono essere utilizzati accoppiati per regolazioni fini.

Cyan CC05C CC10C CC20C CC30C CC40C CC50C
Incremento
esposizione
1/3 stop 1/3 stop 1/3 stop 2/3 stop 2/3 stop 1 stop

Magenta CC05M CC10M CC20M CC30M CC40M CC50M
Incremento
esposizione
1/3 stop 1/3 stop 1/3 stop 2/3 stop 2/3 stop 2/3 stop

Giallo CC05Y CC10Y CC20Y CC30Y CC40Y CC50Y
Incremento
esposizione
Nessuno 1/3 stop 1/3 stop 1/3 stop 1/3 stop 2/3 stop

Rosso CC05R CC10R CC20R CC30R CC40R CC50R
Incremento
esposizione
1/3 stop 1/3 stop 1/3 stop 2/3 stop 2/3 stop 1 stop

Verde CC05G CC10G CC20G CC30G CC40G CC50G
Incremento
esposizione
1/3 stop 1/3 stop 1/3 stop 2/3 stop 2/3 stop 1 stop

Blu CC05B CC10B CC20B CC30B CC40B CC50B
Incremento
esposizione
1/3 stop 1/3 stop 2/3 stop 2/3 stop 1 stop 1 1/3 stop



f. I 20 punti di magenta

Fra questi il CC20M conosce un uso frequente per le riprese in ambienti illuminati da lampade fluorescenti; esse possiedono apparentemente uno spettro simile a quello solare ma discontinuo, con buchi e picchi molto forti soprattutto nella lunghezze d'onda del verde. Risultati ottimali si ottengono realizzando un test con pellicola day light e due o tre filtrature contigue al CC20M per procedere successivamente alla ripresa definitiva apportando la correzione risultata più efficace (in questo caso è importante mantenere soprattutto lo stesso diaframma del test).
In commercio esistono anche dei filtri chiamati FL-D destinati ad una generica correzione di queste sorgenti di luce.



g. I filtri per il b/n

Come già accennato vengono utilizzati per controllare la resa di un determinato oggetto in termini di grigio, sono più densi di quelli utilizzati per il colore quindi presentano fattori piuttosto forti.

COLORE DEL FILTRO RIFERIMENTO KODAK WRATTEN FATTORE FILTRO
CON LUCE DIURNA
FATTORE FILTRO
CON LUCE AL TUNGSTENO
Rosso scuro n. 29 20x 10x
Rosso medio n. 25 8x 5x
Rosso arancio n. 23A 6x 3x
Arancio n. 21 4x 2x
Giallo medio n. 8 2x 1,5x
Giallo scuro n. 15 2,5x 2x
Giallo-Verde n. 11 4x 4x
Verde medio n. 13 5x 4x
Verde scuro n. 58 8x 8x
Verde scuro n. 61 12x 12x
Ciano n. 44 8x 8x
Blu n. 47 6x 12x
Blu scuro n. 47B 8x 16x
Violetto n. 34A 8x 16x
Magenta n. 33 24x 12x

Richiama l'attenzione, indica un suggerimento o un risvolto importante. I fattori filtro riportati in tabella sono quelli consigliati da Ansel ADAMS ed in alcuni casi non concordano con quelli suggeriti dalla Kodak, poiché nella pratica la risposta della pellicole alla luce non è sempre lineare. Un controllo fine del fattore filtro in effetti andrebbe testato sui singoli materiali sensibili. La tabella è pertanto orientativa e le stesse linguette colorate suggeriscono la differenza tra un filtro e l'altro dal momento che ogni monitor è settato in maniera diversa. In particolare i filtri n. 29 - 61 e 47B assumono un'importanza particolare perché vengono utilizzati per la selezione dei colori: il n. 29 viene utilizzato per selezionare il ciano, il 61 per selezionare il magenta e il 47B per selezionare il giallo (vedi la teoria della luce).


h. I filtri ND.

In realtà non sono filtri, ND sta per Neutral Density ed hanno il solo scopo di abbassare la quantità di luce disponibile per usare tempi lunghi o diaframmi aperti anche in condizioni di forte illuminazione.

nome densità trasmissione in % della luce fattore filtro incremento in stop
ND 0.1 0.1 80 11/4 1/3
ND 0.2 0.2 63 1 1/2 2/3
ND 0.3 0.3 50 2 1
ND 0.4 0.4 40 1 1/2 1 1/3
ND 0.5 0.5 32 3 1 2/3
ND 0.6 0.6 25 4 2
ND 0.7 0.7 20 5 2 1/3
ND 0.8 0.8 16 6 2 2/3
ND 0.9 0.9 13 8 3
ND 1.0 1.0 10 10 3 1/3
ND 2.0 2.0 1 100 6 2/3
ND 3.0 3.0 0.1 1.000 10
ND 4.0 4.0 0.01 10.000 13 1/3


Possono essere sommati e la densità risultante corrisponde alla somma delle singole densità.


i. I filtrazzi

Esiste una nutrita serie di accessori, impropriamente chiamai filtri, da montare davanti all'obiettivo per produrre effetti speciali. Li ho chiamati scherzosamente filtrazzi, e spero che nessuno se ne abbia a male, un po' per distinguerli dai filtri veri e propri, filiazione diretta della teoria dei colori, un po' per suggerire una certa parsimonia nell'uso dal momento che a livello amatoriale (e non solo) vengono utilizzati frequentemente ed in modo vistoso.
Ne esistono interi cataloghi, molti di loro possono essere autocostruiti con un minimo di fantasia, e dal momento che producono risultati intuitivi non ha senso riproporli qui; vediamo rapidamente i più diffusi ed i più "utili".

Il softon ed il diffuser ammorbidiscono l'immagine, intervenendo soprattutto sulle alte luci, cioè il bianco ed i valori prossimi al bianco, rendono toni pastello ed atmosfere delicate. Il loro grande successo è legato alle immagini di Hamilton di giovani ragazze. Esistono in varie gradazioni.

Il cross-screen inserisce stelline sui punti luce, candele, lampade, brillature. Decisamente natalizio, spesso combinato con il softon.

Softon, iffusore e cross-screen



Due degradanti, un neutral densiti e una mezza lente addizionale I degradanti, neutri o in vari colori, inseriscono sfumature di intensità crescente. Sono orientabili e decentrabili, quindi la sfumatura può essere regolata ed orientata. In genere vengono utilizzati per caricare i cieli.





Il sun-soft è pressoché appannaggio degli amanti del nudo, determina toni morbidi e caldi sulla pelle delle modelle.


Il fog è un degradante che suggerisce l'effetto nebbia.


Lo spot-center è un diffusore con una zona al centro che non ammorbidisce; l'effetto è quello di una definizione degradante verso i bordi e si regola con l'apertura del diaframma: più è largo, maggiore è l'effetto.
Fog e spot-center


Il mezzo-tappo copre metà obiettivo, consente montaggi in ripresa con la doppia esposizione.

Fra questo tipo di prodotti viene spesso inclusa la mezza lente; si tratta in pratica di una lente addizionale tagliata a metà, che consente di mettere a fuoco contemporaneamente soggetti molto vicini e lontani. Ruotandola sull'asse di ripresa e decentrandola può lavorare solo su una parte dell'inquadratura ed il risultato viene valutato nel mirino della fotocamera. Qui come in altri casi è opportuno chiudere il diaframma al valore che si adotterà in ripresa, per valutare l'effetto con precisione. Se non si fa attenzione si otterrà una striscia flou come demarcazione dei due piani di fuoco.

Interessante una serie di filtrature complementari vendute in coppia, un filtro va montato sull'obiettivo, l'altro sulla parabola del flash. La colorazione montata sull'obiettivo verrà annullata dalla luce colorata del flash (fin dove questa arriva), ma si noterà in modo crescente sullo sfondo.


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