Corso Base di Fotografia
a.
Come sono fatti, come funzionano
I
filtri sono accessori da montare davanti all'obiettivo (in rari casi
dietro) e possono essere in gelatina, in vetro o materiale sintetico:
i filtri in gelatina sono costituiti da un supporto trasparente sottilissimo
su cui è stesa una gelatina, in genere sono piuttosto costosi,
delicati e necessitano di un apposito portafiltri. Quelli in vetro possono
essere di buona qualità o scadenti, in genere dipende dal prezzo,
comunque un buon filtro dovrebbe aver ricevuto il trattamento antiriflesso
e va trattato con la stessa cura con cui viene manipolato un obiettivo;
in effetti montare un filtro significa aggiungere due superfici nel
percorso ottico dell'immagine e se non si presta la dovuta attenzione
si potrebbe deteriorare seriamente la qualità finale dell'immagine,
allora a che serve un buon obiettivo se usato dopo un filtro scadente
o sporco o graffiato?
Tutti i filtri producono una slittamento del fuoco, come se l'immagine
venisse da più lontano: in genere corrisponde ad 1/3 dello spessore
del filtro (un filtro spesso 3 mm sposta il fuoco di 1 mm).
In vetro o in gelatina, la funzione di un filtro è quella di intervenire
sulla luce che genera l'immagine, per ottenere un dato effetto sulla pellicola;
anzi, a livello amatoriale il termine filtro è quasi sinonimo di
effetto speciale, una panacea per nascondere la mancanza d'idee, sopperire
ad una sensibilità non educata o ad uno scarso potere di osservazione.
Il mio consiglio è quello di usarli con parsimonia e discrezione,
come un mezzo per ottenere l'immagine che si ha in mente, per correggere,
interpretare o sottolineare una luce o un'atmosfera: un filtro non dovrebbe
essere mai l'artefice principale di una fotografia. Prima di una panoramica
generale consideriamo che l'assorbimento di lunghezze d'onda produce una
diminuzione della luce che arriva sulla pellicola, per cui ogni filtro,
in base alla sua densità, richiede un aumento dell'esposizione
chiamato fattore filtro (indicato da un numero ed il segno x di moltiplicazione).
Un filtro con fattore 2x richiede di raddoppiare l'esposizione, bisogna
quindi aprire di uno stop, tempo o diaframma che sia. Il fattore 1,5x
corrisponde ad un incremento di ½ stop. Un fattore 8x corrisponde a
3 stop, cioè 2x2x2 (il doppio del doppio del doppio).
Nel caso delle reflex TTL si può essere tentati di misurare l'esposizione
dopo aver avvitato il filtro, dal momento che l'esposimetro lavora dopo
l'obiettivo. In realtà gli esposimetri danno la risposta migliore
con la luce bianca e con i filtri molto densi usati abitualmente con
pellicole b/n possono fornire letture sbagliate: esempio classico quello
dei filtri rossi il cui assorbimento è di 3 - 3 e ½ mentre gli
esposimetri leggono una caduta di 2 - 2 1/2.
La procedura corretta prevede di calcolare l'esposizione, montare il
filtro apportando manualmente la correzione suggerita dal costruttore
del filtro, focheggiare.
Da notare che per questo tipo di filtri il fattore di assorbimento cambia
con il variare della temperatura cromatica, il perchè è
ancora spiegato dalla rosa dei colori. Vedi tabella
più sotto.
b. I filtri di corredo
I filtri ricorrenti sono lo sky light, l'UV, il polarizzatore ed i filtri
di conversione.
Lo sky light è di color rosa pallido (le marche migliori
lo producono in diverse gradazioni); sua funzione principale è
quella di contenere l'invadenza della luce del cielo, bluastra. Dal
momento che non è mai molto intenso si presta a ridurre il blu
delle ombre o delle fotografie scattate all'ombra (cioè senza
luce diretta del sole) senza sporcare gli altri colori. Corregge anche
quella leggera dominante verdastra nelle inquadrature dove vi sono grandi
quantità di prati e fogliame. Un filtro da campo, consigliato
in esterni anche per proteggere la prima lente dell'obiettivo.
Il filtro anti UV svolge funzioni analoghe allo sky light, ma
essendo di color giallo tenue (blu-negativo) è concepito per
tagliare i raggi ultravioletti. Nei paesaggi aiuta a penetrare la foschia.
L'effetto di questi due filtri è leggero, di bilanciamento, e
può essere validamente apprezzato soprattutto da chi utilizza
pellicole invertibili. Il loro assorbimento è di 1 o 2 decimi
di diaframma, quindi irrilevante.
Il polarizzatore è grigio quindi non è un filtro
vero e proprio dal momento che non taglia lunghezze d'onda. Esso interviene
su un'altra caratteristica della luce: il piano di vibrazione. Senza
inoltrarci in approfondimenti scientifici diciamo che quando la luce
colpisce determinate superfici, ad esempio uno specchio d'acqua, o la
vernice di un'auto, o una vetrina, o delle foglie bagnate, genera riflessi
speculari percepiti come macchie luminose: questo filtro consente la
visione oltre il riflesso nel caso del vetro e dello specchio d'acqua
e nel caso di superfici opache consente di vedere il colore e percepire
la materia di quella superficie (l'effetto maggiore si ha quando l'angolo
di ripresa è di 56° con la perpendicolare alla superficie).
Nei panorami si dimostra utile per staccare piani che risulterebbero
impastati a causa della luminosità diffusa; anche la foschia
genera questo tipo di luminosità ed il polarizzatore è
in grado di disegnare nettamente le nuvole contro il cielo; quest'ultimo
risulta più scuro assecondo dell'angolo formato dall'asse di
ripresa con il sole (l'effetto maggiore si ha a 90°), quindi nella
fotografia a colori si otterranno cieli più blu. In effetti,
dal momento che il polarizzatore è in grado di eliminare tutta
una serie di bagliori e brillature superficiali che impastano e sbiadiscono
i colori, viene utilizzato anche per ottenere una maggior saturazione
cromatica, vale a dire colori più decisi e più densi.

E' costituito da due vetri, il primo rimane fisso sull'impanatura dell'obiettivo
mentre l'altro è in grado di ruotare senza fine: l'effetto di polarizzazione
viene valutato direttamente dall'oculare della camera facendo ruotare
lentamente la parte mobile. Asseconda della casa costruttrice il polarizzatore
assorbe 1 diaframma e mezzo/due diaframmi, è opportuno far riferimento
alle istruzioni del produttore; è però importante notare
che variando l'angolo di polarizzazione l'esposimetro della reflex suggerisce
esposizioni diverse, soprattutto se si sta polarizzando una riflessione
molto vasta nell'inquadratura, mentre secondo molti autori sarebbe opportuno
valutare l'esposizione senza filtro e correggerla con il fattore filtro
dichiarato.
c. I filtri
di conversione.
Permettono di utilizzare pellicole day light con sorgenti di luce artificiale
e pellicole per luce artificiale alla luce del sole. Se si è acquisito
l'uso della rosa dei colori s'intuisce che il primo è blu per tagliare
l'eccesso di gialli e si chiama 80A, mentre l'altro tende al giallo ambra
per contenere la dominante blu e si chiama 85B
(Vedi
scale cromatiche). L'80A assorbe due diaframmi e rende ancor più
precarie le riprese in interni, dove il livello di illuminazione è
generalmente insufficiente per fotografare.
L'85B assorbe 2/3 di stop.
I migliori risultati si ottengono utilizzando le pellicola adatta alla
sorgente di luce e l'utilità dei filtri di conversione è
di consentire riprese senza dover smontare un rullo utilizzato a metà
(cosa preferibile a mio avviso).
Per un controllo totale della temperatura colore in caso di valori intermedi
delle fonti luminose si ricorre ai filtri Wratten ed al nomogramma di
conversione per sapere qual'è il filtro più adatto.
d. I Wratten
Per individuare con precisione il colore e gli effetti di un filtro si
usa come riferimento il sistema Kodak Wratten (come le sigle viste sopra,
80A ed 85B).
| Filtro
WRATTEN in gelatina |
Aumento
dell'esposizione
in stop |
Per
variazioni
da |
| 85B -
Filtro ambra per esporre i materiali a colori tipo B (Tungsteno)
in luce diurna. |
2/3 |
5500K a 3200K |
| 85C - Filtro ambra talvolta preferito per esporre in luce
diurna le pellicole tipo L e i materiali equilibrati per illuminazione
al tungsteno. Più chiaro del filtro 85B |
1/3 |
5500K a 3800K |
| 80A -
Filtro blu per esporre i materiali per luce diurna a 3200K (tungsteno) |
2 |
3200K a 5500K |
| 80B -
Filtro blu per esporre materiali per luce diurna a 3400K (lampade
photoflood) |
1 2/3 |
5500K a 3800K |
| 80C - Filtro blu più leggero dell'80B |
1 |
3800K a 5500K |
e. I filtri
CC
Vengono utilizzati per modificare l'equilibrio cromatico generale di una
scena: in ripresa, in visionatura dia, in sede di stampa; sono reperibili
prevalentemente in gelatina, hanno densità crescente (abitualmente
tradotta in punti) e possono essere utilizzati accoppiati per regolazioni
fini.
| Cyan |
CC05C |
CC10C |
CC20C |
CC30C |
CC40C |
CC50C |
Incremento
esposizione |
1/3 stop |
1/3 stop |
1/3 stop |
2/3 stop |
2/3 stop |
1 stop |
| Magenta |
CC05M |
CC10M |
CC20M |
CC30M |
CC40M |
CC50M |
Incremento
esposizione |
1/3 stop |
1/3 stop |
1/3 stop |
2/3 stop |
2/3 stop |
2/3 stop |
| Giallo |
CC05Y |
CC10Y |
CC20Y |
CC30Y |
CC40Y |
CC50Y |
Incremento
esposizione |
Nessuno |
1/3 stop |
1/3 stop |
1/3 stop |
1/3 stop |
2/3 stop |
| Rosso |
CC05R |
CC10R |
CC20R |
CC30R |
CC40R |
CC50R |
Incremento
esposizione |
1/3 stop |
1/3 stop |
1/3 stop |
2/3 stop |
2/3 stop |
1 stop |
| Verde |
CC05G |
CC10G |
CC20G |
CC30G |
CC40G |
CC50G |
Incremento
esposizione |
1/3 stop |
1/3 stop |
1/3 stop |
2/3 stop |
2/3 stop |
1 stop |
| Blu |
CC05B |
CC10B |
CC20B |
CC30B |
CC40B |
CC50B |
Incremento
esposizione |
1/3 stop |
1/3 stop |
2/3 stop |
2/3 stop |
1 stop |
1 1/3 stop |
f. I 20 punti
di magenta
Fra questi il CC20M conosce un uso frequente per le riprese in ambienti
illuminati da lampade fluorescenti; esse possiedono apparentemente uno
spettro simile a quello solare ma discontinuo, con buchi e picchi molto
forti soprattutto nella lunghezze d'onda del verde. Risultati ottimali
si ottengono realizzando un test con pellicola day light e due o tre filtrature
contigue al CC20M per procedere successivamente alla ripresa definitiva
apportando la correzione risultata più efficace (in questo caso
è importante mantenere soprattutto lo stesso diaframma del test).
In commercio esistono anche dei filtri chiamati FL-D destinati ad una
generica correzione di queste sorgenti di luce.
g. I filtri
per il b/n
Come già accennato vengono utilizzati per controllare la resa di
un determinato oggetto in termini di grigio, sono più densi di
quelli utilizzati per il colore quindi presentano fattori piuttosto forti.
| COLORE
DEL FILTRO |
RIFERIMENTO
KODAK WRATTEN |
FATTORE
FILTRO
CON LUCE DIURNA |
FATTORE
FILTRO
CON LUCE AL TUNGSTENO |
| Rosso
scuro |
n.
29 |
20x
|
10x
|
| Rosso
medio |
n.
25 |
8x
|
5x
|
| Rosso
arancio |
n.
23A |
6x
|
3x
|
| Arancio
|
n.
21 |
4x
|
2x
|
| Giallo
medio |
n.
8 |
2x
|
1,5x
|
| Giallo
scuro |
n.
15 |
2,5x
|
2x
|
| Giallo-Verde
|
n.
11 |
4x
|
4x
|
| Verde
medio |
n.
13 |
5x
|
4x
|
| Verde
scuro |
n.
58 |
8x
|
8x
|
| Verde
scuro |
n.
61 |
12x
|
12x
|
| Ciano
|
n.
44 |
8x
|
8x
|
| Blu
|
n.
47 |
6x
|
12x
|
| Blu
scuro |
n.
47B |
8x
|
16x
|
| Violetto
|
n.
34A |
8x
|
16x
|
| Magenta
|
n.
33 |
24x
|
12x
|
I fattori filtro riportati in tabella sono quelli consigliati da
Ansel ADAMS ed in alcuni casi non concordano con quelli suggeriti dalla
Kodak, poiché nella pratica la risposta della pellicole alla
luce non è sempre lineare. Un controllo fine del fattore filtro
in effetti andrebbe testato sui singoli materiali sensibili. La tabella
è pertanto orientativa e le stesse linguette colorate suggeriscono
la differenza tra un filtro e l'altro dal momento che ogni monitor è
settato in maniera diversa. In particolare i filtri n. 29 - 61 e 47B
assumono un'importanza particolare perché vengono utilizzati
per la selezione dei colori: il n. 29 viene utilizzato per selezionare
il ciano, il 61 per selezionare il magenta e il 47B per selezionare
il giallo (vedi la teoria della
luce).
h. I filtri ND.
In realtà non sono filtri, ND sta per Neutral Density ed hanno
il solo scopo di abbassare la quantità di luce disponibile per
usare tempi lunghi o diaframmi aperti anche in condizioni di forte illuminazione.
| nome |
densità |
trasmissione
in % della luce |
fattore
filtro |
incremento
in stop |
| ND 0.1 |
0.1 |
80 |
11/4 |
1/3 |
| ND 0.2 |
0.2 |
63 |
1 1/2 |
2/3 |
| ND 0.3 |
0.3 |
50 |
2 |
1 |
| ND 0.4 |
0.4 |
40 |
1 1/2 |
1 1/3 |
| ND 0.5 |
0.5 |
32 |
3 |
1 2/3 |
| ND 0.6 |
0.6 |
25 |
4 |
2 |
| ND 0.7 |
0.7 |
20 |
5 |
2 1/3 |
| ND 0.8 |
0.8 |
16 |
6 |
2 2/3 |
| ND 0.9 |
0.9 |
13 |
8 |
3 |
| ND 1.0 |
1.0 |
10 |
10 |
3 1/3 |
| ND 2.0 |
2.0 |
1 |
100 |
6 2/3 |
| ND 3.0 |
3.0 |
0.1 |
1.000 |
10 |
| ND 4.0 |
4.0 |
0.01 |
10.000 |
13 1/3 |
Possono essere sommati e la densità risultante corrisponde alla
somma delle singole densità.
i. I filtrazzi
Esiste una nutrita serie di accessori, impropriamente chiamai filtri,
da montare davanti all'obiettivo per produrre effetti speciali. Li ho
chiamati scherzosamente filtrazzi, e spero che nessuno se ne abbia a male,
un po' per distinguerli dai filtri veri e propri, filiazione diretta della
teoria dei colori, un po' per suggerire una certa parsimonia nell'uso
dal momento che a livello amatoriale (e non solo) vengono utilizzati frequentemente
ed in modo vistoso.
Ne esistono interi cataloghi, molti di loro possono essere autocostruiti
con un minimo di fantasia, e dal momento che producono risultati intuitivi
non ha senso riproporli qui; vediamo rapidamente i più diffusi
ed i più "utili".
Il
softon ed il
diffuser ammorbidiscono l'immagine, intervenendo
soprattutto sulle alte luci, cioè il bianco ed i valori prossimi
al bianco, rendono toni pastello ed atmosfere delicate. Il loro grande
successo è legato alle immagini di Hamilton di giovani ragazze.
Esistono in varie gradazioni.
Il
cross-screen inserisce stelline sui punti luce, candele, lampade,
brillature. Decisamente natalizio, spesso combinato con il softon.
I degradanti, neutri o in vari colori, inseriscono sfumature
di intensità crescente. Sono orientabili e decentrabili, quindi
la sfumatura può essere regolata ed orientata. In genere vengono
utilizzati per caricare i cieli.
Il
sun-soft è pressoché appannaggio degli amanti
del nudo, determina toni morbidi e caldi sulla pelle delle modelle.
Il fog è un degradante che suggerisce
l'effetto nebbia.
Lo spot-center è un diffusore con una zona al centro
che non ammorbidisce; l'effetto è quello di una definizione
degradante verso i bordi e si regola con l'apertura del diaframma:
più è largo, maggiore è l'effetto. |
|
Il
mezzo-tappo copre metà obiettivo, consente montaggi in
ripresa con la doppia esposizione.
Fra questo tipo di prodotti viene spesso inclusa la
mezza lente;
si tratta in pratica di una lente addizionale tagliata a metà,
che consente di mettere a fuoco contemporaneamente soggetti molto vicini
e lontani. Ruotandola sull'asse di ripresa e decentrandola può
lavorare solo su una parte dell'inquadratura ed il risultato viene valutato
nel mirino della fotocamera. Qui come in altri casi è opportuno
chiudere il diaframma al valore che si adotterà in ripresa, per
valutare l'effetto con precisione. Se non si fa attenzione si otterrà
una striscia flou come demarcazione dei due piani di fuoco.
Interessante una serie di filtrature complementari vendute in coppia,
un filtro va montato sull'obiettivo, l'altro sulla parabola del flash.
La colorazione montata sull'obiettivo verrà annullata dalla luce
colorata del flash (fin dove questa arriva), ma si noterà in modo
crescente sullo sfondo.