Corso Base di Fotografia

Cap. VIII - Vari tipi di obiettivo

a. Lunghezza focale

Lunghezza focale di una lente e di un obiettivoAbbiamo detto che un 50 mm mette a fuoco una scena posta all'infinito quando la sua distanza dalla pellicola è appunto di 5 cm., questa misura è la sua lunghezza focale (quando la messa a fuoco è fatta su soggetti vicini la distanza focale cresce e si dice coniugata).
Per la precisione, la misura viene presa tra il punto nodale (semplificando potremmo dire che corrisponde al centro ottico del sistema di lenti, in prossimità del quale generalmente si trova il diaframma) ed il piano su cui si forma il fuoco, o piano focale.
Il corredo di una fotocamera può prevedere diversi obiettivi, di diversa lunghezza focale, che hanno ovviamente caratteristiche tecniche diverse.

Richiama l'attenzione, indica un suggerimento o un risvolto importante.Una prima osservazione riguarda le dimensioni dell'immagine che si forma sul piano pellicola: esse sono direttamente proporzionali alla lunghezza focale.

Ad esempio fotografando una persona posta a 4 metri con un 50 mm. avremo sulla pellicola un’immagine alta più o meno 3 cm.; se scattiamo la stessa fotografia, dallo stesso punto con un 100 mm. avremo un’immagine alta 6 cm. L'obiettivo è lungo il doppio e l'immagine è il doppio lineare. Se ripetiamo la stessa foto con un 24 mm. l'immagine della persona sarà alta 1 cm e mezzo, la metà rispetto al 50. In fotografia si usano le misure lineari per indicare gli ingrandimenti.

Indica il momento di far pratica sulla fotocamera, di toccare, muovere, provare: acquisire confidenza.Puoi sperimentare il gioco della lunghezza focale sulla camera fai da te: cambiando la distanza del foro stenopeico dal piano pellicola cambia l'ingrandimento.


La stessa cosa si può sperimentare senza costruire la camera obscura: è sufficiente applicare un foro stenopeico alla reflex a diverse distanze mediante un tubo nero. Noterai che aumentando la distanza vi è anche una consistente caduta di luminosità, infatti la stessa quantità di luce emergente dal foro illumina una superficie maggiore.


b. Angolo di campo

Riprendendo l'esempio, se con il 50 adottiamo un taglio verticale riempiremo l'inquadratura con la persona intera, ma con il 100 potremo inquadrarla solo dalla cintura in su; il campo inquadrato è minore perché l'immagine è più grande. Con il 24 potremo vedere la persona e ciò che la circonda, una stanza o un panorama: il campo inquadrato è più largo perché l'immagine è più piccola mentre la finestra del formato rimane costante.

Richiama l'attenzione, indica un suggerimento o un risvolto importante.A lunghezza focale maggiore corrisponde un minor campo inquadrato.

Angolo di campoIl campo "visto" da un obiettivo si chiama angolo di campo e si misura in gradi sulla diagonale del formato, questo perché gli obiettivi generano posteriormente un immagine circolare dentro cui c'è il rettangolo del formato.


Diverse lunghezze focali 180mm
135mm
20mm 28mm 85mm

Angolo di campo delle lunghezze focali 35mm.tabella

c. Progetti ottici

Generalmente gli obiettivi sono suddivisi in tre famiglie: il normale, i grandangolari ed i teleobiettivi (questo termine è improprio, vedremo perché, ma il suo uso è ricorrente). Un obiettivo si dice normale quando la lunghezza focale è prossima alla diagonale del formato; questo significa che per il 24x36, la cui diagonale è 43 mm., si adotta il 50 mm. (per il 6x6 si adotta l'80 mm.; per il banco ottico nel formato 18x24 cm. l'obiettivo normale è il 300 mm.)
Gli obiettivi normali hanno un angolo di campo intorno ai 50° e la loro sensazione visiva è prossima a quella dell'occhio. Ovviamente i grandangolari presentano un angolo di campo superiore (in genere più di 65°) e gli obiettivi di lungo fuoco minore (meno di 35°).

Qui di seguito usiamo tre progetti stilizzati per fissare le idee. Cominciamo con il normale:

Obiettivo normale

Nota come questo grafico si riferisce ad un obiettivo simmetrico: in questo caso l'obiettivo visto davanti o dal retro presenta una pupilla con eguale grandezza.
Segue il grandangolare; la lunghezza focale è minore e l'angolo di campo è maggiore:

Grandangolare

Va subito notato che alcuni grandangolari molto corti si troverebbero ad avere il centro ottico dove abitualmente è posto lo specchietto delle reflex: il problema viene risolto spostando l'obiettivo in avanti, mentre un gruppo di lenti s'incarica di generare un centro dietro l'obiettivo, fra questo e la pellicola. retrofocus
Il diaframma visto dal retro appare più grande rispetto a quando è visto davanti.
Il progetto di 3 grandangolari famosi:

summicron 35 f2 Angeniux 28 f3,5 Nikkor fish-eye 8 mm


Consideriamo adesso lo schema di un lungo fuoco: secondo questo progetto un 135 mm prevede il suo centro a 13,5 centimetri dalla pellicola, così per un 500 mm il centro si troverà a mezzo metro!!!

Lungofuoco

Generalmente per lunghezze focali considerevoli, e comunque per contenere l'ingombro di tali obiettivi, il centro ottico è spostato fuori dell’obiettivo, verso il soggetto fotografato. teleobiettivo
In questo secondo caso la dizione teleobiettivo è corretta mentre se il punto nodale non viene spostato si usa il termine lungo fuoco.
Il diaframma visto dal retro appare più piccolo rispetto a quando è visto davanti.

Catadiottrico
1 - LENTE FRONTALE. 2 - SPECCHIO PRINCIPALE. 3 - SPECCHIO SECONDARIO. 4 - LENTI DI CORREZIONE PER LE ABERRAZIONI
Fra i tele, i catadiottrici meritano un discorso a parte, poiché l'ingombro è contenuto grazie a degli specchi posti al loro interno, così da allungare il percorso della luce. Questi obiettivi non hanno diaframma, quindi l'esposizione deve essere controllata con i tempi o con l'uso di filtri grigi, inoltre non consentono alcun controllo della profondità di campo. Le immagini realizzate con un catadiottrico si riconoscono dal fatto che i riflessi luminosi e le sorgenti luminose presenti nell'inquadratura vengono rese a forma di ciambella.

d. Gli zoom

sono obiettivi a lunghezza focale variabile, ad esempio 35-70 o 18-35 o 70-210 grazie ad un gruppo di lenti mobile. Indubbiamente risolvono grossi problemi, soprattutto in termini di peso e di ingombro dell'attrezzatura, dal momento che una sola ottica sostituisce tre o quattro obiettivi senza soluzione di continuità, ma inevitabilmente consentono una qualità di immagine minore rispetto alle corrispondenti ottiche fisse. Negli ultimi tempi, con l'impiego dei computer nella progettazione ed il miglioramento dei vetri ottici, le loro prestazioni sono aumentate notevolmente e questo giustifica la loro grande diffusione fra tutti coloro che fotografano in esterno, professionisti ed amatori.

Schema semplificato di uno zoom

Lo schema ottico di uno zoom dimostra la sua complessità: il gruppo 1 regola la messa a fuoco, il gruppo 2 spostandosi in avanti o indietro o cambiando la distanza relativa fra le varie lenti determina la lunghezza focale, infine il gruppo 3 corregge le aberrazioni.

Questi obiettivi hanno un considerevole numero di lenti e una luminosità massima contenuta che varia con la lunghezza impiegata, generalmente fra 3,5 e 5,6; necessitano di trattamenti antiriflesso particolarmente efficaci.
Una volta eseguita la messa a fuoco devono mantenerla anche quando si cambia lunghezza focale.


e. Gli shift

Gli obiettivi shift, in genere grandangolari, sono ottiche particolari che consentono di decentrare l'asse di ripresa.

Il diametro del cono dell'immagine emergente da un obiettivo shift è maggiore della diagonale del formatoCome abbiamo visto sopra, un obiettivo genera posteriormente un'immagine circolare dentro cui si trova il rettangolo (o il quadrato) del fotogramma; l'asse dell'obiettivo nelle fotocamere leica e medio formato si trova sempre al centro del fotogramma e corrisponde all'asse di ripresa mentre nelle fotocamere a banco ottico, dette anche a corpi mobili, tale asse può essere volutamente spostato ed anche inclinato. Per far questo occorrono obiettivi che producono un cono di immagine posteriore più grande del formato altrimenti l'immagine potrebbe cadere fuori della pellicola.
Gli shift hanno questa particolarità e consentono di decentrare l'obiettivo, consentendo di comporre l'inquadratura senza dover inclinare la fotocamera. (Nota: nell'animazione che segue l'immagine non è capovolta per motivi didattici, nella fotocamera l'immagine che arriva sulla pellicola è capovolta sottosopra e destra-sinistra).

Quando si fotografa un edificio dal basso inclinando la fotocamera, la base risulterà più larga della cima ed i lati saranno convergenti ottenendo un trapezio; ciò in fondo è normale dal momento che la cima dell'edificio è più lontana della base e quindi deve risultare più piccola, ma il più delle volte questo infastidisce l'occhio.

Fotocamera inclinataFotocamera a bolla ed obiettivo decentrato

Decentrando l'obiettivo e mantenendo la fotocamera a bolla si può inquadrare tutto l'edificio senza generare linee cadenti.


f. I macro, gli anelli ed il soffietto.

Un 55 mm macro alla minima distanza di messa a fuoco, cioè alla massima escursioneIl termine macrofotografia indica riprese in cui l'immagine ottenuta ha dimensioni prossime all'oggetto, quando coincidono si ha un rapporto di 1:1 (si legge 1 a 1). Gli obiettivi progettati per questo tipo di fotografia sono definiti macro, hanno una lunghezza focale da medio tele, consentono di mettere a fuoco fino a pochi centimetri ed ovviamente offrono le prestazioni migliori quando si lavora a queste distanze; generalmente consentono una o due chiusure di diaframma in più rispetto alle corrispondenti lunghezze focali non specifiche per consentire maggiore profondità di campo (che in macro è una dolente nota).

Fuoco all'infinito Fuoco a distanza ravvicinata
Per ottenere un rapporto di riproduzione di 1:1 la distanza obiettivo-pellicola deve essere uguale a quella obiettivo-soggetto, quindi gli elicoidali di messa a fuoco sono molto lunghi; l'immagine mostra l'escursione di un 55 Micro Nikkor.



Non disponendo di un obiettivo specifico si ricorre a degli accessori che consentono di allontanare l'obiettivo, in modo da aumentarne il tiraggio (vale a dire la distanza dalla pellicola): i più economici sono gli anelli estensori, di vari spessori, combinabili fra loro e acquistabili in serie per ottenere vari rapporti di riproduzione.

Set di anelli per la macroGli anelli montati

Più duttile e anche più costosa e la soluzione del soffietto estensore, sempre da montare fra ottica e corpo macchina: consente di scegliere il rapporto senza soluzione di continuità.

Senza approfondire una tecnica fotografica specialistica, in questa sede va fatto notare che l'aumento del tiraggio comporta sempre una caduta di luminosità e nel caso dell'1:1 è pari a 2 diaframmi. La luce ambiente raramente è sufficiente ed in genere si ricorre all'uso di flash e/o cavalletto.
La caduta di luce, accompagnata dal fatto che la distanza è ravvicinata e la profondità di campo ridotta solitamente a pochi millimetri, comporta una messa a fuoco particolarmente attenta.
Alcuni anelli estensori consentono la trasmissione del simulatore del diaframma, quindi l'uso dell'esposimetro della fotocamera che leggendo sul piano pellicola è in grado di suggerire l'esposizione esatta (TTL); nel caso contrario l'esposizione va calcolata sul tiraggio e dopo le operazioni di focheggiatura fatte con diaframma aperto, è necessario chiudere manualmente fino al valore desiderato.
Un'altra possibilità per mettere a fuoco soggetti più vicini della distanza minima consentita dall'obiettivo è data dall'uso di lenti addizionali che vengono montate davanti all'obiettivo; ne esistono di diverso potere e sono sommabili fra loro, ma a meno di prodotti particolarissimi, la loro resa è inferiore a quella degli anelli o del soffietto.


g. Gli aggiuntivi.

Per chiudere, un breve accenno ai moltiplicatori di focale: si tratta di aggiuntivi ottici che vengono inseriti fra obiettivo e corpo macchina. Esistono duplicatori e triplicatori di focale.
Si consideri che un obiettivo è sempre frutto di una serie di calcoli e compromessi per ottenere la migliore qualità di immagine: questa viene compromessa quando si altera il progetto.


h. Capacità narrative dei vari obiettivi

L'insieme delle caratteristiche tecniche di un obiettivo determina le sue capacità narrative, vale a dire come racconta la realtà inquadrata.
In genere si dice che un grandangolo è utile per far entrare nel fotogramma oggetti che diversamente rimarrebbero fuori (quante volte indietreggiando per comporre l'inquadratura, con l'occhio incollato al mirino, ci si trova troppo presto un muro alle spalle!) oppure che un teleobiettivo è utile perché avvicina (si pensi alla caccia fotografica, al dettaglio di uno stucco in un soffitto): tutto ciò è senz'altro vero ma riduttivo.
La lunghezza focale ed il correlato angolo di campo comportano soprattutto due diversi modi di rendere lo spazio: i grandangolari esaltano le distanze e cadenzano i piani su cui sono posti gli elementi dell'inquadratura, mentre i teleobiettivi tendono a schiacciare la prospettiva sottolineando la bidimensionalità.

Cagliari, Sagra di Sant'Eusebio. 200 mm


Le distanze fra i bambini sono relativamente piccole rispetto alla distanza obiettivo-bambini; quest'ultimo valore la fa da padrone nell'economia dell'immagine e l'impressione che se ne ricava è di uno schiacciamento della prospettiva.


Cagliari, Sagra di Sant'Eusebio. 24 mm
In questo caso la distanza tra i piani è superiore a quella con l'obiettivo; i valori relativi (cioè la dislocazione nello spazio) acquistano importanza.


Tali caratteristiche sono tanto più evidenti quanto più la lunghezza focale si allontana dal normale, che nel caso del 24x36 abbiamo detto essere il 50 mm.
Gli obiettivi corti presentano una profondità di campo maggiore rispetto a quelli più lunghi: questa peculiarità è stata già vista nel capitolo dedicato alla profondità di campo e gli esercizi suggeriti in quella sede vanno rivisti alla luce di queste nuove nozioni: in particolare si confrontino le immagini realizzate negli esercizi 2 e 3.
Nelle immagini qui sotto cambiano soprattutto le proporzioni fra gli oggetti, cioè l'importanza relativa che assumono nell'inquadratura, la dislocazione dei piani e la sensazione di spazio.

50 mm28 mm

I grandangolari inoltre, al di là del modello e della marca, tendono ad incrementare il contrasto di una scena mentre i tele lo ammorbidiscono.

A proposito di potere narrativo degli obiettivi, Ansel Adams ne "La fotocamera", Zanichelli ed., traduzione di M. Marinucci, a pag. 57, scrive:

"In generale, non trovo che gli obiettivi normali siano particolarmente desiderabili, dal punto di vista sia funzionale sia estetico. Le caratteristiche d’angolo di immagine e di profondità di campo non mi sembrano favorevoli per interpretare lo spazio e le gradazioni. In base alla mia esperienza, gli obiettivi di minore o maggiore lunghezza focale sono di solito da preferire in senso estetico. Trovo spesso che i concetti e le rappresentazioni "normali" non sono entusiasmanti come quelle che consentono un accettabile distacco dalla realtà. Un obiettivo di corta focale rende possibili immagini coinvolgenti con l'impressione di vicino-lontano, esagerando le differenze della scala e della profondità del soggetto. Un obiettivo di lunga focale favorisce un più accurato "disegno" dei lineamenti del soggetto nel caso di un ritratto, e dà un'impressione quasi astratta di bidimensionalità con gli oggetti distanti."

Va detto che Adams, dotato di una sintassi meticolosa, usava prevalentemente il banco ottico per cui il cavalletto diveniva dotazione costante dell'attrezzatura di ripresa: riteneva che il tempo di esposizione massimo con una fotocamera usata a mano libera dovesse essere 1/250 e che già ad 1/125 con il normale vi era perdita di nitidezza. Altri fotografi invece hanno utilizzato prevalentemente il normale adducendo le stesse o altre motivazioni; personalmente considero il bistrattato 50 del formato leica come uno degli obiettivi più belli. Trovo che sia facile da usare, immediato, agile, senza forzature, impone una giusta e discreta distanza dalle persone e dagli oggetti, insomma un terzo occhio (approfondimento sulle caratteristiche del 50 mm).
Possiamo dunque dire che anche la scelta di una lunghezza focale diventa un fatto di stile, qualcosa di strettamente personale, al di là delle capacità narrative intrinseche determinate dalle caratteristiche tecniche. E' vero che una cosa si può dire più facilmente con uno strumento piuttosto che con un altro, ma come la si vuol dire attiene alla scelta dell'autore, così come lo diviene, entro certi limiti, anche l'esposizione.
Didatticamente il tempo di scatto che mette al sicuro dal terribile mosso involontario di macchina è suggerito per ciascuna focale dalla sua lunghezza in millimetri: 1/50 o più breve per il normale, 1/30 per il 28 mm, 1/125 per il 135, 1/250 per il 200 mm e così via. Naturalmente dipende anche dalla mano del fotografo: ho avuto un'allieva, oggi abile collega, che con mia somma invidia riusciva a scattare con una reflex, a mano libera, ad 1/8 di secondo con il normale; fotogrammi che tenevano agevolmente un ingrandimento 30x40 cm.
Alcune case producono modelli di teleobiettivi dotati di un sistema flottante al loro interno in grado di controllare il mosso involontario.

Due caratteristiche specifiche dei grandangolari sono la deformazione degli oggetti e la caduta di luce ai bordi del fotogramma.

Deformazione inserita da un forte angolo di campoDette così sono sicuramente due difetti, ma per altri versi aiutano a rendere la sensazione di coinvolgimento, di esplosione prospettica e di irreale.
Dunque oltre a lunghezza ed angolo di campo un obiettivo possiede altre caratteristiche che possono suggerire un uso vantaggioso, ad esempio la nitidezza: un obiettivo "morbido" risulta particolarmente indicato per i ritratti, ma difficilmente darà buoni risultati in riprese di architettura.
Le peculiarità di un obiettivo possono essere sfruttate per il raggiungimento di un effetto, per suggerire una sensazione o sottolineare un'atmosfera, ed a volte anche un difetto tecnico può trasformarsi in un vantaggio estetico.




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