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Corso Base di Fotografia
Le caratteristiche tecniche delle pellicole sono trattate nel capitolo XI. Visto lo strumento che consente di raccogliere l'immagine e regolarne le caratteristiche prendiamo in considerazione il supporto su cui l'immagine stessa viene registrata. Come detto nell'introduzione al 2° capitolo la comparsa delle fotocamere digitali determina grandi cambiamenti per ciò che riguarda la fruizione dell'immagine e certamente molti altri ne produrrà: i più evidenti sono da una parte la facilità e la velocità della loro circolazione grazie alla rete, dall'altra la possibilità della gestione digitale che ha fatto rapidamente divenire obsolete la camera oscura e le relative lavorazioni. Da più parti si grida che pellicole, bacinelle, sviluppi e tutti i segreti di un "mestiere" che ha profondamente segnato il XX secolo spariranno; sarà poi vero? Molto probabilmente accadrà quanto è già accaduto in passato: la sociologia dei mezzi d'informazione ci insegna che il progresso modifica la destinazione d'uso di un mezzo, ma non lo sostituisce, così come la comparsa della televisione ha modificato l'uso della radio e la stessa rete sta modificando l'uso della televisione. Per quanto concerne la fotografia, l'immagine virtuale ha caratteristiche specifiche ed è proprio questa sua assenza di fisicità a distinguerla nel bene e nel male; stampanti evolute o fotorestitutori ad altissima definizione fanno miracoli, ma non riescono a liberarsi da quell'innegabile sensazione di freddezza e serialità. I procedimenti classici diverranno dunque sempre più classici, tant'è che nella rete i fotografi più raffinati propongono stampe al platino, una tecnica fotografica molto diffusa tra fine '800 ed inizio '900, che rende in modo particolare la sensazione di fisicità. Rinvio i problemi di pixel, dpi, e RAM ad altra sede, anche perché a tutt'oggi le fotocamere digitali in grado di restituire stampe 20x30 di qualità elevata, sono più costose di una sofisticata attrezzatura classica, inoltre il passaggio all'immagine digitale avviene spesso attraverso gli scanner, partendo da una pellicola. a - Il concetto di negativo L'analisi della struttura e delle peculiarità delle pellicole offerte dal mercato sono affrontate nel capitolo XI, mentre a questo punto del nostro percorso didattico è necessario definire il concetto di fotografia, inteso come reale segno della luce su un supporto sensibile. Richiamando alla mente le invenzioni di Daguerre, ma soprattutto quella di Talbot, la luce produce alterazioni sugli alogenuri d'argento che ancor oggi sono i componenti base del procedimento. Agli inizi l'annerimento dei sali era diretto, tanto più forte quanto maggiore era l'esposizione al sole ed i tempi richiesti erano estenuanti; successivamente divennero sufficienti esposizioni sempre più brevi poiché bastava innescare una reazione poi completata in un secondo momento con opportuni trattamenti chimici: lo sviluppo.
Il controllo dell'esposizione è affrontato nel capitolo successivo ed approfondito nel capitolo VII. Le pellicole che restituiscono questo tipo di immagine si chiamano pellicole negative e possono essere in b&n o a colori (per i colori-negativi vedi: "La teoria della luce"). b - Il concetto di positivo Per ricostruire correttamente la scala dei grigi è sufficiente ripetere il procedimento, ottenendo così un positivo. Questo è esattamente quello che faceva Talbot, i cui primi negativi erano su carta cerata; egli sovrapponeva le immagini negative a fogli di carta sensibilizzata, superficie sensibile contro superficie sensibile, le teneva pressate sotto una lastra di vetro (lo strumento si chiama torchietto da stampa) ed esponeva questo sandwich al sole: le parti nere del negativo non facevano passare la luce assicurando il bianco sulla stampa, mentre le zone chiare del negativo lasciavano passare la luce che scuriva la zona sottostante restituendo il nero della scena originale. Lo stesso per i valori intermedi. Il fatto che i due sensibili fossero a contatto ricostruiva anche il corretto orientamento destra-sinistra. Ancor oggi si usa lo stesso procedimento, ma le pellicole sono trasparenti (il supporto è un acetato), mentre i positivi in genere sono forniti su carta o comunque su supporti opachi.
Le stampe di Talbot erano a contatto, mentre le stampe odierne sono generalmente ingrandimenti: un negativo 24x36 mm. ingrandito ca. 4 volte fornisce una stampa 10x15 cm.; una stampa 20x30 cm. corrisponde a ca. 8 ingrandimenti. c - La diapositiva Le pellicole in grado di fornire immagini direttamente positive si chiamano invertibili, o più comunemente diapositive; prevalentemente sono a colori (ma si possono ottenere diapositive in b&n con opportuni trattamenti anche partendo da negativi b&n) e recentemente è stata messa in commercio una pellicola invertibile espressamente dedicata al bianco e nero. L'invertibile non prevede il passaggio dell'immagine da un supporto all'altro ed il prodotto finale è fisicamente lo stesso rullino che si è montato nella fotocamera: questo potrebbe confondere le idee a proposito dell'annerimento, infatti una diapositiva che ha ricevuto troppa luce non è nera, ma slavata o completamente trasparente. In realtà l'inversione dei valori avviene due volte anche per le diapositive, ma durante il trattamento: nella prima fase si forma un'immagine negativa argentica, nella seconda per differenza si forma l'immagine positiva mediante coloranti contenuti già dalla pellicola o immessi nel bagno, infine si allontana la prima immagine negativa. Ciò che resta è un positivo. Le diapositive offrono una serie di vantaggi:
Gli
inconvenienti maggiori sono dati dalla necessità di proiettarle
e dalla precisione con cui devono essere realizzate, infatti un negativo
è sempre interpretato ed in qualche modo una fotografia non perfetta
può essere in parte recuperata, ma una diapositiva mostrerà
sempre crudelmente l'errore. E' possibile ottenere stampe anche da diapositive,
ma l'invertibile offre le cose migliori per trasparenza.La stabilità dei colori delle diapositive (lo stesso problema esiste anche per i negativi) è limitata nel tempo e richiede una serie di attenzioni: una diapositiva conservata a temperatura non superiore ai 20° e con un tasso di umidità relativa del 60% mantiene i colori inalterati per non più di 20 anni; anche l'esposizione a forti fonti di luce, ad esempio le lampade di proiettori molto potenti, riduce la stabilità dei colori. Qui di seguito i tipi di pellicola più frequenti per il formato 24x36 dopo lo sviluppo:
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