Corso Base di Fotografia

Cap. IX - La materia prima

a. La luce

La luce è la materia prima del fotografo: ne ha bisogno per scrivere, deve padroneggiarne l'intensità per scrivere in modo corretto, deve conoscerne le caratteristiche affinché quello che scrive risulti gradevole.

Per fotografre non è necessario sostenere un esame di fisica, sono sufficienti alcune nozioni basilari, ben chiare, che tra l'altro nel corso del tempo ci pongono al sicuro da sgradevoli sorprese o inconvenienti apparentemente inesplicabili.
I fisici ci dicono che in natura si trovano diversi tipi di radiazioni elettromagnetiche e la luce corrisponde ad una piccola parte di queste, percepibili dall'occhio e definite appunto spettro visibile.

Onde elettromagnetiche
Spettro visibile
Un raggio luminoso può essere rappresentato così, dove AB rappresenta la direzione, a la lunghezza d'onda e b l'ampiezza.

Raggio di luce


A noi interessa sapere che l'intensità della luce è tanto maggiore quanto più grande è l'ampiezza (b), ma soprattutto che la lunghezza d'onda (a) determina il colore di quel raggio di luce.

Spettro solare Ciò che abitualmente chiamiamo luce bianca in realtà è un insieme di lunghezze d'onda: come accennato nel capitolo dedicato alle lenti, un prisma ottico le devia in modo diverso, così da mostrarcele una per una.
L'arcobaleno ad esempio, fenomeno generato da particelle d'acqua sospese nell'aria, mostra le lunghezze d'onda contenute dalla luce del sole: quello è lo spettro solare.

Richiama l'attenzione, indica un suggerimento o un risvolto importante.Altre sorgenti, come le lampade con filamento di tungsteno, i quarzi, o le fluorescenze, possiedono uno spettro diverso.

Le lunghezze d'onda sono valori piccolissimi e sono misurate in nanometri (nm), corrispondenti ad un milionesimo di millimetro; abbiamo detto che l'occhio percepisce un determinato intervallo di lunghezze (colori), mentre le pellicole, o certi tipi specifici di pellicola, possono registrare anche altre lunghezze d'onda: si pensi alle pellicole per schermografie o alle pellicole per raggi infrarossi; gli ultravioletti a volte producono sovraesposizione ed a tutt'oggi vengono utilizzati per produrre particolari tipi di stampe fotografiche come le stampe al platino o alla gomma.

Si comprende che il comportamento delle pellicole non è assimilabile a quello dell'occhio e questo è uno dei motivi per cui a volte la fotografia ottenuta è così diversa da quello che abbiamo visto.

L'intensità della luce può essere misurata, è quello che facciamo ogni qualvolta consultiamo l'esposimetro, ma i valori che questo accessorio ci fornisce sono già tradotti per regolare l'esposizione, cioè adattati alle tre variabili: tempo di otturazione, diaframma, sensibilità della pellicola.
Senza dubbio per un fotografo è più importante saper utilizzare correttamente l'esposimetro che conoscere le unità di misura della luce, tuttavia mi sembra doveroso proporre un piccolo approfondimento chiamando in causa concetti che torneranno utili anche nel calcolo dell'esposizione con il flash.

b. La temperatura cromatica

Un bambino disegna prima il contorno degli oggetti, poi li riempie con un colore; per traslato egli crede che il colore sia una caratteristica intrinseca delle cose, quasi uno strato che gli è attaccato sopra. Sappiamo che in realtà i colori sono dati dalle diverse lunghezze d'onda: se una stoffa ci appare rossa è perché riflette quella lunghezza d'onda assorbendo le altre; così è per gli altri colori.

Quando mia madre sceglieva il punto di colore di una stoffa usciva dalla merceria alla luce del sole per una migliore valutazione; pur non essendo fotografa sapeva che il colore di un oggetto è condizionato dal tipo di luce che lo colpisce. Ma nel corso della giornata la luce del sole cambia, al tramonto è più calda, rossa, arancio o dorata, mentre sotto un cielo nuvoloso un panorama apparirà plumbeo e bluastro; anche queste variazioni dipendono dall'abbondanza o scarsità delle relative lunghezze d'onda.

Luce al tramontoGiornata nuvolosa

Semplificando diciamo che la miscela delle lunghezze d'onda determina la temperatura cromatica della luce che è misurata in gradi Kelvin (K).

Quando mettiamo gli occhiali da sole per qualche tempo percepiremo il mondo colorato con lo stesso colore delle lenti, successivamente non vi faremo più caso: questo significa che l'occhio rimane facilmente ingannato sulla effettiva temperatura colore poiché in presenza di sfasature il cervello tende a ricostruire una scala simile a quella dello spettro solare. Per il fotografo invece è estremamente importante conoscere l'effettiva temperatura cromatica di una sorgente luce o di una luce ambiente per mettersi al riparo da risultati inattesi e per esercitare un controllo fine sulla resa dei colori. Le pellicole non dispongono di alcun sistema di autocompensazione nei confronti delle variazioni di temperatura cromatica e sono prodotte in due tipi: pellicole day light tarate sulla luce del sole e dei flash elettronici, e pellicole per luce artificiale, tarate per sorgenti luce di 3.200° K, in pratica le lampade utilizzate in studio dai professionisti.


I due tipi di pellicola sono in grado di restituire fedelmente una scala colori con la sorgente di luce appropriata. Qui affianco una pellicola day-light utilizzata con la luce proveniente da una finestra. Pellicola day-light e luce solare
Se si utilizza una pellicola day light con luce artificiale, ad esempio con una lampada con 3.200° K si otterrà uno slittamento verso il giallo. Abbiamo detto più sopra che le sorgenti di luce artificiale possiedono uno spettro diverso da quello della luce solare: le lampade ad incandescenza, quelle con il filamento dentro, producono una luce praticamente priva di ultravioletto, con pochissime lunghezze nella zona del blu; al contrario essa è ricca di gialli e di rossi, in modo tanto più marcato, quanto più basso è il loro wattaggio. Pellicola daylight e luce artificiale
Se si fotografa in luce del giorno con una pellicola per luce artificiale si ottengono immagini fortemente bluastre: questo tipo di pellicole è particolarmente sensibile alle lunghezze d'onda prossime al blu proprio per compensarne l'assenza nella luce prodotta delle lampade; quando la luce le contiene dimostrano quindi un eccesso di sensibilità in quella zona dello spettro. Pellicola per luce artificiale utilizzata con luce solare

Alcuni fotografi sfruttano deliberatamente queste sfasature per creare immagini ad effetto, soprattutto nel campo della moda, va detto però che il gioco della temperatura cromatica è finemente controllato con l'ausilio di opportuni filtri. La temperatura cromatica di una sorgente di luce può essere misurata con un apposito strumento chiamato termocolorimetro.

c. La teoria dei colori

I monitor, quindi lo schermo dei computer e la televisione, utilizzano per la riproduzione del colore il sistema RGB (Red Green Blue) cioè hanno come base i tre colori primari rosso, verde e blu; tale sistema si dice additivo e la somma dei tre colori da il bianco.

Sovrapposizione dei colori sottrattivi In fotografia invece viene adottato il sistema sottrattivo dove i tre colori sono il ciano (C), il magenta (M) ed il giallo (Y): esamina le sovrapposizioni dei tre filtri a lato.
La somma dei tre colori in teoria da il nero.
Per controllare e correggere i colori il fotografo deve acquisire una certa familiarità con questo disco, chiamato anche la rosa dei colori:

La rosa dei colori il ciano, il magenta ed il giallo hanno al loro opposto il rosso, il verde ed il blu. Ogni colore è opposto al rispettivo complementare.


Se un'immagine è troppo fredda perché troppo blu o troppo verde può essere scaldata aggiungendo poco giallo o poco rosso.

Rosso+verde=giallo definito anche blu negativo La rosa ci dice anche che la somma di due colori dà il colore posto fra di loro, ad esempio il magenta + il giallo danno il rosso. Nei corsi in studio sorge spesso qualche dubbio sul fatto che rosso + verde diano il giallo: se si mescolano due tempere si ottiene sicuramente il marrone. Qui si tratta di mescolare due luci, anzi due colori primari, e se è vero che R+G+B=0, è vero anche che R+G= -B, blu negativo.
La resa dei colori sulla pellicola può essere modificata con opportuni filtri, argomento affrontato nel capitolo successivo.


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