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Corso Base di Fotografia
a. La luce La luce è la materia prima del fotografo: ne ha bisogno per scrivere, deve padroneggiarne l'intensità per scrivere in modo corretto, deve conoscerne le caratteristiche affinché quello che scrive risulti gradevole. Per fotografre non è necessario sostenere un esame di fisica, sono sufficienti alcune nozioni basilari, ben chiare, che tra l'altro nel corso del tempo ci pongono al sicuro da sgradevoli sorprese o inconvenienti apparentemente inesplicabili. I fisici ci dicono che in natura si trovano diversi tipi di radiazioni elettromagnetiche e la luce corrisponde ad una piccola parte di queste, percepibili dall'occhio e definite appunto spettro visibile. A noi interessa sapere che l'intensità della luce è tanto maggiore quanto più grande è l'ampiezza (b), ma soprattutto che la lunghezza d'onda (a) determina il colore di quel raggio di luce.
Le lunghezze d'onda sono valori piccolissimi e sono misurate in nanometri (nm), corrispondenti ad un milionesimo di millimetro; abbiamo detto che l'occhio percepisce un determinato intervallo di lunghezze (colori), mentre le pellicole, o certi tipi specifici di pellicola, possono registrare anche altre lunghezze d'onda: si pensi alle pellicole per schermografie o alle pellicole per raggi infrarossi; gli ultravioletti a volte producono sovraesposizione ed a tutt'oggi vengono utilizzati per produrre particolari tipi di stampe fotografiche come le stampe al platino o alla gomma. Si comprende che il comportamento delle pellicole non è assimilabile a quello dell'occhio e questo è uno dei motivi per cui a volte la fotografia ottenuta è così diversa da quello che abbiamo visto. L'intensità della luce può essere misurata, è quello che facciamo ogni qualvolta consultiamo l'esposimetro, ma i valori che questo accessorio ci fornisce sono già tradotti per regolare l'esposizione, cioè adattati alle tre variabili: tempo di otturazione, diaframma, sensibilità della pellicola. Senza dubbio per un fotografo è più importante saper utilizzare correttamente l'esposimetro che conoscere le unità di misura della luce, tuttavia mi sembra doveroso proporre un piccolo approfondimento chiamando in causa concetti che torneranno utili anche nel calcolo dell'esposizione con il flash. b. La temperatura cromatica Un bambino disegna prima il contorno degli oggetti, poi li riempie con un colore; per traslato egli crede che il colore sia una caratteristica intrinseca delle cose, quasi uno strato che gli è attaccato sopra. Sappiamo che in realtà i colori sono dati dalle diverse lunghezze d'onda: se una stoffa ci appare rossa è perché riflette quella lunghezza d'onda assorbendo le altre; così è per gli altri colori. Quando mia madre sceglieva il punto di colore di una stoffa usciva dalla merceria alla luce del sole per una migliore valutazione; pur non essendo fotografa sapeva che il colore di un oggetto è condizionato dal tipo di luce che lo colpisce. Ma nel corso della giornata la luce del sole cambia, al tramonto è più calda, rossa, arancio o dorata, mentre sotto un cielo nuvoloso un panorama apparirà plumbeo e bluastro; anche queste variazioni dipendono dall'abbondanza o scarsità delle relative lunghezze d'onda.
Semplificando diciamo che la miscela delle lunghezze d'onda determina
la temperatura cromatica della luce che è misurata in gradi Kelvin
(K).
Alcuni fotografi sfruttano deliberatamente queste sfasature per creare
immagini ad effetto, soprattutto nel campo della moda, va detto però
che il gioco della temperatura cromatica è finemente controllato
con l'ausilio di opportuni filtri. La temperatura cromatica di una sorgente
di luce può essere misurata con un apposito strumento chiamato
termocolorimetro.
In fotografia invece viene adottato il sistema sottrattivo dove i tre
colori sono il ciano (C), il magenta (M) ed il giallo (Y): esamina le
sovrapposizioni dei tre filtri a lato. La somma dei tre colori in teoria da il nero. Per controllare e correggere i colori il fotografo deve acquisire una certa familiarità con questo disco, chiamato anche la rosa dei colori:
Se un'immagine è troppo fredda perché troppo blu o troppo verde può essere scaldata aggiungendo poco giallo o poco rosso.
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