Corso Base di Fotografia

Cap. II - Pag. 2/3 - La trappola per i topi

c - Anatomia e fisiologia della reflex

"La prossima volta che prendete in mano una fotocamera, non consideratela un inflessibile ed automatico robot, ma uno strumento versatile che dovete conoscere e comprendere per usarlo nel migliore dei modi." (Ansel Adams, La fotocamera. 1989. Zanichelli ed. Bologna, traduzione di M. Marinucci pag.5)

La 24x36 (o 35 mm. o formato Leica) è il tipo di macchina fotografica più diffusa, in genere il primo acquisto importante del neofita e comunque la fotocamera più economica rispetto ad altri formati professionali o semiprofessionali; la nostra attenzione dunque sarà rivolta soprattutto a questo tipo di apparecchiatura che genera due grosse famiglie: quella delle reflex e quella delle fotocamere a telemetro; analizziamo lo spaccato ideale di una reflex e smontiamone le parti essenziali.



- L'obiettivo

Nikon F1 Limitiamoci a considerare l'obiettivo come una singola lente, per condurre l'analisi in modo approfondito nel capitolo specifico. Nell'anatomia umana corrisponde al cristallino ed è lo strumento che sostituisce il foro stenopeico per ottenere un'immagine più nitida e luminosa.

Poter cambiare obiettivo incrementa la versatilità della fotocamera



- La camera obscura

Subito dietro l'obiettivo si trova la camera obscura vera e propria; è ricoperta di materiale a bassissimo potere riflettente, in genere verniciata in nero opaco con una sorta di laminatura inclinata per assorbire tutti quei raggi di luce non direttamente interessati alla formazione dell'immagine. Le misure di questo spazio sono condizionate da una serie di meccanismi posti attorno ad esso, dalle dimensioni dello specchio, come vedremo più avanti, ma soprattutto dalle caratteristiche costruttive degli obiettivi che quella fotocamera potrà utilizzare. Essa deve essere sempre protetta dalla polvere (non riporre mai una macchina senza obiettivo o senza l'apposito coperchio).


Anche l'interno della camera obscura vera e propria è ricco di soluzioni tecnologiche



1. Leva di blocco dello specchio e controllo della profondità di campo - 2. Timer meccanico dell'autoscatto - 3. Pulsante di sblocco per smontare l'obiettivo.


- Lo specchio, il vetrino di messa a fuoco ed il pentaprisma

Sotto al pentaprisma vi è il vetrino smerigliato su cui si forma l'immagine utilizzata per inquadrare Lo specchio inclinato a 45°  riflette il vetrino sollevato

sono tre elementi caratteristici delle reflex poiché consentono di sfruttare l'obiettivo per inquadrare e per focheggiare; nello spaccato si vede la loro posizione nel sistema ed il percorso compiuto dall'immagine.

Spaccato della fotocamera e percorso dei raggi di luce



Vetrino smerigliato e suo alloggiamentoAlcune fotocamere consentono la sostituzione dei vetrini o schermi di messa a fuoco: essi sono scelti in relazione al tipo di fotografia che si fa abitualmente o sulla base di preferenze personali. Il più diffuso è lo stigmometro con immagine spezzata. Lo schermo di messa a fuoco con il reticolo è utilizzato per riprese di architettura.

Stigmometro a immagine spezzata Vetrino con reticolo



Richiama l'attenzione, indica un suggerimento o un risvolto importante.Le immagini si formano sottosopra ed invertite destra-sinistra; quando le osserviamo nel mirino della fotocamera appaiono correttamente orientate grazie allo specchietto ed al pentaprisma.
Formazione dell'immagine sul piano pellicola


Lo specchio è inclinato a 45° con il piano pellicola e con il vetrino così che quando l'immagine appare nitida su quest'ultimo, lo sarà anche sulla pellicola quando si scatta: in quel momento lo specchio si alza avvicinandosi al vetrino e la tendina si apre per esporre la pellicola.



Indica il momento di far pratica sulla fotocamera, di toccare, muovere, provare: acquisire confidenza.Caratteristico il black-out delle reflex durante l'esposizione. Subito dopo lo specchio ritorna in posizione consentendo la visione. Il rumore che si sente durante lo scatto proviene in massima parte dal movimento dello specchio; l'impatto produce uno sciame di vibrazioni, nonostante il sistema di ammortizzamento.


- Il dorso

è opposto all'obiettivo e corrisponde al fondo dell'occhio; esso è in genere incernierato al corpo macchina in modo da consentire l'accesso al vano pellicola.

Generalmente il dorso si apre ruotando su una cerniera; alcuni vecchi modelli utilizzavano un binario a slitta



Richiama l'attenzione, indica un suggerimento o un risvolto importante. Questa parte della macchina viene a volte trascurata ma il suo movimento è piuttosto delicato: eventuali pressioni errate o chiusure violente della patta ribaltabile possono produrre deformazioni della cerniera e di conseguenza impedire la perfetta chiusura; in questo caso si determinano infiltrazioni di luce parassita nella camera, con velature anche consistenti sulla pellicola.

Indica il momento di far pratica sulla fotocamera, di toccare, muovere, provare: acquisire confidenza.Tutto attorno alla patta ribaltabile si trova una scanalatura riempita di feltro nero che va a chiudersi su un corrispondente filo a sbalzo: il sistema consente di ottenere agevolmente la chiusura stagna alla luce. Nella scanalatura si deposita in genere una certa quantità di polvere. Anche per questo motivo è opportuno non lasciare mai la macchina fotografica aperta.

- Il pressapellicola

Il pressapellicola smontato dal dorso: le molle devono esercitare una pressione delicataè posto sulla parte interna del dorso ed ha il compito di esercitare una moderata pressione sulla pellicola in modo da tenerla ben piana contro la finestra da cui entra l'immagine. Tale pressione è fornita da due mollette.





- L'otturatore

Tutte le reflex 35 mm dispongono di un otturatore detto a tendina o sul piano focale; la prima voce è dovuta al fatto che le prime 35 mm (che erano a telemetro) avevano un otturatore simile ad una tendina, nel funzionamento e nel materiale; la seconda dizione serve per distinguerle dalle fotocamere con l'otturatore nell'obiettivo e non a ridosso della pellicola; vedremo più avanti che queste fotocamere vengono definite ad otturatore centrale e quali conseguenze ciò comporta.

Otturatore carico, tendina chiusa Il funzionamento di un otturatore a tendina è semplice: paragoniamolo ad una finestra su cui è montata una tenda doppia; il primo telo (rosso) è avvolto attorno ad un bastone verticale sulla destra della finestra stessa, il secondo (blu) è completamente steso, un lembo è sovrapposto alla prima tenda e l'altro è attaccato ad un bastone (attorno al quale si avvolgerà), posto sulla sinistra della finestra. Questa posizione corrisponde al momento in cui la macchina è pronta a scattare.
Esposizione Con il clic il telo blu si avvolge attorno all'asse ricevente, la finestra si scopre: la pellicola riceve la luce che compone l'immagine, infatti questo momento si chiama esposizione.
Termine dell'esposizione, tendina chiusa, otturatore scarico Terminato il tempo di esposizione il telo rosso si svolge fino a raggiungere quello blu e la finestra tornerà ad essere coperta.
L'otturatore si ricarica tirando indietro le due tendine contemporaneamente Per ricaricare l'otturatore senza scoprire nuovamente la finestra sarà sufficiente tirare indietro le due tende contemporaneamente; questo movimento, comandato dalla leva di carica, fa avanzare contemporaneamente la pellicola della quantità necessaria per una nuova fotografia.

Tendina a scorrimento verticale Lo scorrimento orizzontale delle tendine è piuttosto desueto: una 35 mm ha una finestra 24x36. Significa un rettangolo alto 24 mm. e lungo 36: i meccanismi devono essere alti più di 24, ma soprattutto le tendine devono percorrerne almeno 36. Le tendine allora sono state sostituite da una serie di lamine metalliche sottilissime che si aprono e chiudono come una veneziana consentendo di posizionare le meccaniche traslate di 90°: le lamine sono più lunghe, ma percorrono uno spazio più breve e consentendo tempi di scorrimento più rapidi. I materiali impiegati nelle ultime generazioni sono acciai, leggeri e resistentissimi.



Indica il momento di far pratica sulla fotocamera, di toccare, muovere, provare: acquisire confidenza.Val la pena di far scattare la propria macchina fotografica con il dorso aperto (ammesso che l'elettronica dell'apparecchiatura te lo consenta) per comprendere il funzionamento dell'otturatore. Imposta tempi lenti. In alcuni casi è sufficiente posizionare il sistema in manuale; in ogni caso non cedere alla tentazione di toccare le lamelle dell'otturatore con le dita o peggio con un oggetto appuntito.

Tendina rotta


Comando dei tempi di esposizioneStoricamente il primo otturatore, così come per la camera autocostruita, fu il tappo copri-obiettivo, ma l'evoluzione delle pellicole e la loro sempre maggiore sensibilità richiede meccanismi sempre pił veloci e precisi. Il tempo dell'esposizione viene impostato mediante una ghiera di selezione, solitamente posta sul castello del corpo macchina, fra il pentaprisma e la leva di avanzamento della pellicola: sulla ghiera accanto (di una Nikon FE) i numeri gialli indicano secondi, quelli bianchi frazioni di secondo mentre il valore riportato in rosso è il tempo di esposizione più veloce utilizzabile con un flash; M90 indica il tempo meccanico, cioè l'unico tempo possibile in assenza di pile e la scritta verde AUTO serve a selezionare l'esposizione automatica. Nel nostro caso il tempo impostato è di 1/125° di secondo. Il cerchio tagliato in basso a sinistra indica il piano su cui giace la pellicola.

Alcune vecchie camere presentano anche i valori B e T: con B l'otturatore rimane aperto per tutto il tempo in cui si esercita la pressione sul pulsante di scatto, mentre nel più raro comando T l'otturatore si apre al primo clic e rimane aperto finché non si schiaccia nuovamente. Il nome della posa B deriva da Bulb, lo scatto pneumatico utilizzato dagli avi per far scattare i primi otturatori. La posa T deriva da Time.
I corpi macchina meccanici dispongono di sistemi ad orologeria per comandare le tendine, mentre le camere di ultima generazione dispongono di otturatori elettronici: questi sono ovviamente più precisi, ma presentano l'inconveniente di non funzionare senza pile.
I corpi macchina particolarmente vecchi, o che sono rimasti inutilizzati a lungo, spesso necessitano di una taratura dei tempi, realizzabile da qualunque buon fotoriparatore; tolleranze del 10% - 15% sono accettabili. Molte fotocamere consentono tempi brevissimi, 1/2000" o anche 1/4000"; tali valori hanno in pratica un'utilità molto relativa, ma vediamo quale escamotage rende possibili tempi così veloci.
In realtà le tendine viaggiano sempre con la stessa velocità, sia che s'imposti 1/30 o 1/1000 di secondo; ciò che cambia è l'intervallo fra la partenza della prima e della seconda. Per il trentesimo di secondo la prima tendina parte, arriva a fine corsa, trascorsa la frazione di tempo parte la seconda tendina. Ragionevolmente vi è un certo lasso di tempo in cui tutta la finestra del fotogramma è scoperta. Per il millesimo di secondo invece la seconda tendina parte prima che l'altra sia arrivata, dando vita ad una fessura che scorre sul fotogramma.

Movimento delle tendine con un tempo lento (sopra) e uno veloce a fessura (sotto)


Tanto più stretta è la fessura, tanto minore sarà il tempo di esposizione (per l'uso ed i problemi relativi al tempo di sincronizzazione vedi gli schemi e l'approfondimento nel capitolo XII).
Le fotocamere automatiche sono in grado di impostare valori senza soluzione di continuità, ad esempio 1/374 "oppure 1/92", ma in questo caso sono gli esposimetri ed i programmi a decidere, il che non significa necessariamente esporre nel modo migliore.


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