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Corso Base di Fotografia
L'apparecchio fotografico sostanzialmente è una camera obscura; ciò che distingue la vecchia "trappola per topi" di Talbot da una moderna camera sono i numerosi accessori di cui si è andata via via arricchendo. La comparsa delle fotocamere digitali sta determinando cambiamenti rivoluzionari sul secondo termine del binomio camera obscura/materiale sensibile, come è avvenuto altre volte in passato, ma senza intervenire sul principio fondamentale; la conoscenza della macchina fotografica si può così organizzare attorno ad alcuni concetti invariati, facendo un parallelo con la struttura ed il funzionamento dell'occhio umano, e costruendo una camera elementare funzionante. a - L'occhio
La pupilla può essere paragonata ad un diaframma, dal momento che è un foro dalle dimensioni variabili. Quanto maggiore è la luce riflessa dell'oggetto che stiamo osservando, tanto minore sarà il diametro e vicerversa. Tale diametro va da 1,25 a 8,5 mm. Anche in questo caso il movimento è assicurato da muscoli posti nell'iride. La retina, posta sul fondo del bulbo, è la parte sensibile dell'occhio, quella in grado di registrare l'immagine; è paragonabile in qualche modo ad una pellicola, o ad un CCD (l'equivalente digitale). b - La camera fatta in casa "Una fotocamera elementare può essere costruita collocando un foro realizzato con uno spillo su un lato di una scatola a tenuta di luce ed una pellicola piana di bassa sensibilità all'interno, sul lato opposto al foro. ....Se aggiungiamo qualche sistema per coprire il foro e limitare il tempo di esposizione (l'equivalente di un otturatore) ed un dispositivo per inquadrare il soggetto (un mirino) avremo gli elementi essenziali di una vera fotocamera." (La fotocamera, Ansel Adams, Zanichelli ed., traduzione di M. Marinucci, pag. 5). La realizzazione di una camera simile è semplicissima e il suo uso può dare grande soddisfazione, tanto che esistono numerosi appassionati e club; nel Web alcuni siti sono dedicati esclusivamente a questo tipo di immagini. Recentemente sono stati immessi sul mercato dei pinhole (dizione inglese di foro stenopeico) per fotocamere 24x36; in pratica si tratta di tappi per coprire il corpo macchina con al centro un tondello di ottone contenente il foro praticato con un raggio laser. Esistono in varie versioni dedicate ai diversi corpi macchina; per le Nikon serie F corrispondono ad un 50 mm diaframmato a f/180, per le Leica serie M ad un 30 mm con diaframma f/128. Un progetto elementare, che puoi considerare anche come semplice falsariga per una realizzazione personalizzata, consiste nell'utilizzare una scatola di cartone spesso, ad esempio un cubo di 10 cm, all'interno del quale può slittare una scatola leggermente più piccola. I due interni dovranno essere neri ed è preferibile che le superfici di scorrimento siano guarnite di feltro nero;
nella parte anteriore si apre un buco di 1 cm. su cui andrà applicato il foro stenopeico. Il termine, che viene dal greco stenos, vuol dire molto piccolo, ma per una serie di problemi e di compromessi il miglior foro per l'uso ha un diametro di 0,4 mm ed è praticato su una sottilissima lamina d'oro; per la nostra esercitazione èsufficiente un quadratino di alluminio (domopack) forato con la punta di uno spillo: bisogna porre attenzione affinché il buchetto sia ben tondo e privo di sfrangiature, nel caso è opportuno pulirlo con una leggera passata di carta abrasiva dalla parte opposta a quella su cui si è appena apuntato lo spillo. Più o meno avrai ottenuto un forellino di mezzo millimetro. Applica la lamina all'interno della scatola in corrispondenza del buco di 1 cm., mentre all'esterno un quadratino di cartone nero fermato con nastro adesivo fungerà da otturatote. All'interno della scatola non deve filtrare luce, quindi è opportuno utilizzare scotch nero pesante anche per gli spigoli e le giunture.
A questo punto puoi chiedere ad un fotografo di caricare la camera con una pellicola piana 6x9 da 100 ISO; forse inorridirà o sorriderà, non importa, chiedigli di fissarla sul lato opposto al foro con quattro quadratini di nastro adesivo sugli angoli; la camera sarà pronta per la prima fotografia ( e ciò è vero anche storicamente). Il fondo della scatola è quadrato (10x10), la pellicola rettangolare (6x9), evidenzia l'alto-basso del formato per avere un'idea di ciò che inquadrerai. In una giornata luminosa, con il sole alle spalle, nota bene, con i due cubi rientrati, quindi con una distanza di 10 cm fra il foro e la pellicola, bisognerà appoggiare la camera affinchè rimanga ben ferma, sollevare il cartoncino nero che funge da tappo per un secondo, ricoprire il buco, e riportare la camera dal fotografo o in un laboratorio per far sviluppare la pellicola. A lavoro ultimato potrai ricambiare il sorriso degli scettici. L'approfondimento dell'esercitazione prevede la sostituzione del lato opposto al foro (quello su cui stava la pellicola) con un foglio di carta semitrasparente, ad esempio la carta da lucidi dei progettisti. In questo caso il foro stenopeico risulta nella maggior parte dei casi troppo piccolo affinchè si
possa osservare l'immagine, e se il foro viene allargato, all'aumentare
della luminosità diminuirà la nitidezza; sostituisci la
lastrina di alluminio con una lente biconvessa, ad esempio una lente da
ingrandimento; ferma anche questa al cartone con del nastro adesivo lungo
la circonferenza; il foro aperto nella scatola può essere ingrandito
fino alla dimensione della lente. L'uso di quest'ultima introduce la necessità
di mettere a fuoco, vedremo in un altro capitolo perchè, quindi
per osservare l'immagine degli oggetti inquadrati dalla nostra macchina
fotografica, dovrai far scorrere i due cubi uno dentro l'altro fino ad
ottenere un'immagine nitida sul foglio semitrasparente. L'uso del termine
macchina fotografica può sembrare una forzatura, ma come detto
all'inizio, la differenza con apparecchi costosi e raffinati è
data dai materiali, dal numero e dalla precisione degli accessori, non
dalla possibilità di realizzare fotografie.
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