Riproduzioni in b&n di vecchie fotografie
di damiano bianca

Con una certa frequenza mi vengono richiesti dagli allievi dei consigli per fare riproduzioni in b&n. La difficoltà maggiore risulta essere la restituzione della scala tonale dell'originale, in particolare per le fotografie ingiallite dal tempo o addirittura seppia; a volte le densità più tenui risultano completamente gessate, cioè prive di dettaglio, oppure si perdono i valori delle ombre, altre volte il giallo di fondo delle fotografie determina un grigio invasivo con la sensazione di perdita di definizione e microcontrasto.
In linea di massima questi inconvenienti sono riconducubili

  • errori di esposizione
  • errori di sviluppo del negativo
  • mancanza di un'adeguata filtratura.


Questi i miei consigli.

Il sistema migliore è l'uso di un dispositivo repro, in pratica una colonna verticale su cui avvitare la fotocamera, la colonna è perpendicolare al piano di ripresa, inoltre vi sono quattro lampade inclinate a 45°. Non disponendo di tale attrezzatura si può ricorrere ad un cavalletto e ad una tavola, ma è indispensabile mantenere un angolo di 90° fra l'asse dell'obbiettivo ed il piano su cui viene posto l'originale. In gergo si dice mettersi a bolla: siamo sicuri della corretta disposizione quando inquadrando uno specchietto vi troviamo dentro il cerchio perfetto dell'obbiettivo utilizzato. L'originale prenderà il posto dello specchio.
Sono sufficienti anche due sole lampade, quattro è meglio, inclinate a 45° sul piano di ripresa. Per il tipo di originale descritto sopra le lampade adeguate sono dei quarzi, ma si possono utilizzare anche lampade con filamento al tungsteno, minimo 150 W l'una (cambierà la filtratura imposta).
L'obbiettivo adatto è il piccolo tele (per il 24x36 l'85 o il 105) oppure il normale.
Sconsiglio di fare riproduzioni all'aperto poichè é più difficile costruire uno standard.

Nel caso si disponga di quarzi procurarsi un filtro giallo medio (fattore filtro max 1), con le tungsteno un giallo chiaro (fattore filtro 0,5).

E' determinante calcolare la corretta esposizione: utilizza un esposimetro a luce incidente posto sul piano base e rivolto verso l'obbiettivo oppure procura un cartone grigio medio; in questo caso rileva l'esposizione senza filtro e poi montalo aprendo, secondo l'indicazione riportata sulla montatura.
Se utilizzi anelli di prolunga o un soffietto non dimenticare di compensare la caduta luce.
A questo punto imponi una sovraesposizione di uno stop per garantire i valori delle ombre.
Imposta valori centrali per il diaframma, in genere 5,6 8 11 curando che il tempo di posa non vada oltre 1/8". La prima volta sarà opportuno verificare lo standard, quindi esegui un'esposizione a forcella -1 -1/2 0 +1/2 +1.

Per questo tipo di lavori mi trovo molto bene con il T-max 100 sviluppato col T-max; è necessario contenere gli annerimenti (dovuti alla sovraesposizione) ed il contrasto, soprattutto occorre prestare attenzione agli ultimi gradini di grigio, in modo che siano facilmente stampabili senza mascherature. Il tipo di sviluppo suggerito di seguito, in genere mi consente di stampare agevolmente con la 1 oppure la 1 1/2.

Rivelatore T-max. Diluizione 1+5 a 24°. Bagno di stabilizzazione con acqua a 24° per 1'. Sviluppo per 6'30" agitando per 30" all'inizio poi per 5" ad ogni minuto successivo. Bagno di arresto e fissaggio (l'optimum è il doppio bagno di fissaggio a cascata). Cura che tutti i bagni siano a 24°.
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