Il pressino
di damiano bianca

Le tecniche antiche di stampa utilizzano gli UV, una lunghezza d’onda in gran parte filtrata dalle lenti, questo impedisce di poter usare un ingranditore. Il negativo, grande quanto la stampa finale, deve essere posto a contatto con la superficie sensibilizzata ed il tutto tenuto insieme con una certa pressione sotto un vetro, quindi esposto al sole o altra sorgente UV; lo spessore di tale lastra è abitualmente compreso fra i 2 ed i 4 mm. proprio per non assorbire le lunghezze d’onda necessarie.
E’ dunque indispensabile procurarsi un pressino o torchietto; in pratica si tratta dello strumento utilizzato nella camera oscura b/n per produrre i contatti.
Il torchiretto più semplice è costituito dalla cornice pico-glass o simile, è il più facile da procurarsi ed il più economico anche se non il più adatto. Per tenere accoppiati supporto, materiale sensibile, negativo e vetro, conviene utilizzare delle diverse pinze ferma-carta poste lungo i quattro lati.
Foto pico
Gli inconvenienti sono dati dalla scarsa qualità del vetro e dalla relativa fragilità; occorre prestare attenzione alla pressione esercitata dalle pinze per non spizzare il vetro e l’intero sistema non consente il contatto perfetto del sandwich con formati superiori al 13x18 a causa della flessibilità del fondo e del vetro stesso.
Per l’appasionato che stamperà spesso è consigliabile costruirsi un pressino consono ai formati che utilizzerà, surdimensionato di qualche centimetro; la cosa non è difficile e certamente non in grado di spaventare la persona che ha gia deciso di produrre autonomamente soluzioni o emulsioni sensibili.



Questo tipo di pressino è concettualmente costituito da una tavola e un telaio incernierati; sul telaio viene applicato il vetro.


La chiusura in questo caso è costituita da 3 gancetti e 3 occhielli a vite facilmente reperibili in ferramenta.


dettaglio delle cerniere tavoletta/telaio e del sistema che tiene fermo il vetro al telaio: fra il vetro ed il legno è stato incollato un nastro di feltro. Il vetro è un mezzo cristallo da 4 mm..


Il sandwich carta-negativo verrà tenuto fermo e con una certa pressione da un foglio di gommapiuma; due listelli di legno consentono di creare lo spazio per la gomma piuma tra tavola di base e telaio. Da notare che la pressione esercitata dalla gomma-piuma può essere aumentata ponendo dei fogli di giornale al di sotto di essa.

materiale occorrente (esempio per stampare il 30x40):
una tavoletta di base di legno o multistrato spessa cm. 2 formato 40x50
due listelli di legno spessa cm. 2 formato 4x50
un telaio spesso cm. 2 formato 44x50 (si può fare con lo stesso materiale dei listelli sopra)
lastra di vetro da mm.4 44x50
6 angolari per fissare il vetro al telaio
2 cercniere, 3 gancetti e 3 occhielli a vite
nastro di feltro




Questo pressino, in fondo rudimentale, ha lavorato egregiamente per anni.
Dei pressini tecnologicamente avanzati, appannaggio dei maghi del fai da te, li ho invece trovati da un rigattiere, e presumibilmente visti i materiali ed alcuni oggetti che stavano nella stessa scatola, dovrebbero essere stati fatti attorno agli anni 30-40. Vale la pena di osservarne uno con attenzione per l’accuratezza con cui sono stati realizzati e per le soluzioni, semplici ed efficaci


Si presentano come una cornice (e per una cornici mi sono stati venduti, ma la vista dal retro è …illuminante.


le chiusure sono due e corrispondono ai due pezzi del fondo del pressino, incernierati e divisi 1/3 – 2/3.


dettaglio della chiusura



le stesse chiusure con due molle acciaiose esercitano la necessaria pressione del fondo contro il vetro del pressino.


una volta aperta la chiusura, la cerniera consente di aprire parte del fondo


questa soluzione è importantissima poiché consente, ove necessario, il controllo del procedere dell’esposizione, senza spostare il registro fra stampa e negativo.



aprendo completamente il pressino si può togliere il fondo per posizionare il sandwich di stampa.
Il vetro è semplicemente appoggiato su uno scalino del telaio, quindi facilmente sostituibile e facile da pulire e sgrassare. Visti i formati dell’oggetto il semplice vetro poteva essere sostituito con un negativo su vetro (i negativi su vetro sono stati prodotti fino agli anni ’70)

dettagli costruttivi del fondo. Notare come le due parti incernierate abbiano un doppio scalino per impedire passaggi di luce dal retro. Il lato che spinge la carta contro il negativo ed il tutto contro il vetro è ricoperta di feltro.






Dettaglio di un angolo del telaio, costruito a doppia coda di rondine. Il fatto di non usare colla né viti o spine consente al legno di rispondere liberamente alle variazioni ambientali.











Naturalmente esiste anche la risposta …industriale.


si tratta di un bromografo (cosi detto) che abbia all’interno una sorgente UV, utilizzato in passato nelle tipografie per incidere le lastre off-set. Tali apparecchi sono obsoleti poiché le lastre vengono oggi incise da fotounità collegate direttamente al computer con cui è stato progettato il foglio da stampare. Si trovano con un po’ di fortuna nelle tipografie, buttati in un angolo: se lo trovi impolverato ed il tipografo è onesto, ti ringrazierà se lo porti via poiché è un rifiuto industriale. Solo un po’ ingombrante e pesantuccio: in genere i più piccoli hanno una superficie utile 50x70, all’interno vi è anche un motore per generare il vuoto tra fondo-supporto sensibile-negativo-vetro, il miglior sistema per avere un “contatto” perfetto.


dettaglio del foro aspirante e della guarnizione fra vetro e fondo.

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