Le tecniche antiche di stampa utilizzano gli UV,
una lunghezza d’onda in gran parte filtrata dalle lenti, questo
impedisce di poter usare un ingranditore. Il negativo, grande quanto la
stampa finale, deve essere posto a contatto con la superficie sensibilizzata
ed il tutto tenuto insieme con una certa pressione sotto un vetro, quindi
esposto al sole o altra sorgente UV; lo spessore di tale lastra è
abitualmente compreso fra i 2 ed i 4 mm. proprio per non assorbire le
lunghezze d’onda necessarie.
E’ dunque indispensabile procurarsi un pressino o torchietto; in
pratica si tratta dello strumento utilizzato nella camera oscura b/n per
produrre i contatti.
Il torchiretto più semplice è costituito dalla cornice pico-glass
o simile, è il più facile da procurarsi ed il più
economico anche se non il più adatto. Per tenere accoppiati supporto,
materiale sensibile, negativo e vetro, conviene utilizzare delle diverse
pinze ferma-carta poste lungo i quattro lati.
Foto pico
Gli inconvenienti sono dati dalla scarsa qualità del vetro e dalla
relativa fragilità; occorre prestare attenzione alla pressione
esercitata dalle pinze per non spizzare il vetro e l’intero sistema
non consente il contatto perfetto del sandwich con formati superiori al
13x18 a causa della flessibilità del fondo e del vetro stesso.
Per l’appasionato che stamperà spesso è consigliabile
costruirsi un pressino consono ai formati che utilizzerà, surdimensionato
di qualche centimetro; la cosa non è difficile e certamente non
in grado di spaventare la persona che ha gia deciso di produrre autonomamente
soluzioni o emulsioni sensibili.
Questo tipo di pressino è concettualmente costituito da una
tavola e un telaio incernierati; sul telaio viene applicato il vetro.

La chiusura in questo caso è costituita da 3 gancetti e 3
occhielli a vite facilmente reperibili in ferramenta.
dettaglio delle cerniere tavoletta/telaio e del sistema che tiene
fermo il vetro al telaio: fra il vetro ed il legno è stato incollato
un nastro di feltro. Il vetro è un mezzo cristallo da 4 mm..

Il sandwich carta-negativo verrà tenuto fermo e con una certa
pressione da un foglio di gommapiuma; due listelli di legno consentono
di creare lo spazio per la gomma piuma tra tavola di base e telaio.
Da notare che la pressione esercitata dalla gomma-piuma può essere
aumentata ponendo dei fogli di giornale al di sotto di essa.
materiale
occorrente (esempio per stampare il 30x40):
una tavoletta di base di legno o multistrato spessa cm. 2 formato 40x50
due listelli di legno spessa cm. 2 formato 4x50
un telaio spesso cm. 2 formato 44x50 (si può fare con lo stesso
materiale dei listelli sopra)
lastra di vetro da mm.4 44x50
6 angolari per fissare il vetro al telaio
2 cercniere, 3 gancetti e 3 occhielli a vite
nastro di feltro

Questo pressino, in fondo rudimentale, ha lavorato egregiamente per
anni.
Dei pressini tecnologicamente avanzati, appannaggio dei maghi del fai
da te, li ho invece trovati da un rigattiere, e presumibilmente visti
i materiali ed alcuni oggetti che stavano nella stessa scatola, dovrebbero
essere stati fatti attorno agli anni 30-40. Vale la pena di osservarne
uno con attenzione per l’accuratezza con cui sono stati realizzati
e per le soluzioni, semplici ed efficaci

Si presentano come una cornice (e per una cornici mi sono stati venduti,
ma la vista dal retro è …illuminante.


le chiusure sono due e corrispondono ai due pezzi del fondo del pressino,
incernierati e divisi 1/3 – 2/3.

dettaglio della chiusura

le stesse chiusure con due molle acciaiose esercitano la necessaria
pressione del fondo contro il vetro del pressino.

una volta aperta la chiusura, la cerniera consente di aprire parte del
fondo

questa soluzione è importantissima poiché consente, ove
necessario, il controllo del procedere dell’esposizione, senza
spostare il registro fra stampa e negativo.


aprendo completamente il pressino si può togliere il fondo per
posizionare il sandwich di stampa.
Il vetro è semplicemente appoggiato su uno scalino del telaio,
quindi facilmente sostituibile e facile da pulire e sgrassare. Visti
i formati dell’oggetto il semplice vetro poteva essere sostituito
con un negativo su vetro (i negativi su vetro sono stati prodotti fino
agli anni ’70)
dettagli
costruttivi del fondo. Notare come le due parti incernierate abbiano
un doppio scalino per impedire passaggi di luce dal retro. Il lato che
spinge la carta contro il negativo ed il tutto contro il vetro è
ricoperta di feltro.
Dettaglio di un angolo del telaio, costruito a doppia coda di rondine.
Il fatto di non usare colla né viti o spine consente al legno
di rispondere liberamente alle variazioni ambientali.
Naturalmente esiste anche la risposta …industriale.

si tratta di un bromografo (cosi detto) che abbia all’interno
una sorgente UV, utilizzato in passato nelle tipografie per incidere
le lastre off-set. Tali apparecchi sono obsoleti poiché le lastre
vengono oggi incise da fotounità collegate direttamente al computer
con cui è stato progettato il foglio da stampare. Si trovano
con un po’ di fortuna nelle tipografie, buttati in un angolo:
se lo trovi impolverato ed il tipografo è onesto, ti ringrazierà
se lo porti via poiché è un rifiuto industriale. Solo
un po’ ingombrante e pesantuccio: in genere i più piccoli
hanno una superficie utile 50x70, all’interno vi è anche
un motore per generare il vuoto tra fondo-supporto sensibile-negativo-vetro,
il miglior sistema per avere un “contatto” perfetto.

dettaglio del foro aspirante e della guarnizione fra vetro e fondo.