Sviluppi alla pirocatechina
di damiano bianca

La colorazione impartita dalla pirocatechina è definibile come nero-oliva, tendente al marroncino, e questo rende tali sviluppi molto interessanti anche per la produzione di negativi che verranno stampati con carte a contrasto variabile.
Questi supporti forniscono infatti i contrasti maggiori con la luce blu e contrasti minori con la luce verde (i filtri per gradazione morbida sono gialli cioè non lasciano passare il giallo, i filtri per gradazioni contrastate sono magenta, cioè non lasciano passare il verde). Il marrone blocca i verdi con maggior efficacia dei negativi forniti dal pirogallolo, che sono per l’appunto giallo-verdastri, determinando una spalla minore, ma un maggior contrasto nelle alte luci.

Sviluppo in due bagni

Una formulazione in due bagni presa dal fotoricettario del Ghedina prevede:

Sol. A (soluzione di riserva)
sodio solfito anidro
pirocatechina
acqua distillata
da gr. 1 a gr. 10
gr. 3
q.b. per cc. 1000
Sol. B (da scartare dopo l’uso)
Sodio idrato (soda caustica)
Acqua distillata
gr 10
cc. 1000

Il trattamento prevede l’immersione del film nel primo bagno per 3 o 4 minuti; il tempo è semplicemente necessario a far assorbire la soluzione dalla gelatina poiché in assenza di alcali non vi è attività di ossido-riduzione.
Anche l’agitazione non determina gradi diversi di annerimento, non deve essere eccessiva per non provocare schiuma o inglobamento di ossigeno nella soluzione, ma deve assicurare che non rimangano bollicine attaccate alla gelatina; così facendo si elimina la necessità di un pre-bagno.
Da notare la dose variabile di sodio solfito per condizionare l’azione tannante dell’agente rivelatore: con la dose minima si ottiene la colorazione massima e viceversa. La soluzione A va riposta evitando qualsiasi forma di inquinamento e può essere riutilizzata.
La pellicola viene poi immersa nella soluzione B, trattandosi di soda caustica è indispensabile molta accortezza e l’uso di guanti, sia durante la preparazione del bagno che durante il trattamento (la pirocatechina sembra essere meno tossica del pirogallolo).
Il passaggio al secondo bagno è il momento più delicato: occorre una leggerissima agitazione per pochi secondi per evitare macchie o striature quando si usano pellicole in rullo; per le lastre è d’obbligo l’impiego di telai.
Prolungare l’agitazione allontanerebbe la pirocatechina assorbita dalla gelatina.
Si lascia agire anche qui per 3 o 4 minuti e si procede al lavaggio ed al fissaggio: acqua semplice e fissaggio basico per salvaguardare la colorazione oppure arresto e fissaggio acido per ridurla o eliminarla.

La formulazione è semplice e direi anche la gestione risulta economica visti i soli 3 grammi/litro di sostanza, ma francamente non sono in grado di dire per quanto tempo la soluzione di riserva si conservi e quante volte si possa riutilizzare prima di avere una flessione nella resa, sicuramente ben oltre le classiche 10 pellicole 120 per litro (o superfici equivalenti).
Ho usato questo sviluppo in passato ottenendo fotogrammi con una sorprendente acutanza e grazie alla tecnica del doppio bagno anche con buone doti di compensazione.

Scansione di una stampa b&n 25x25

La foto del simpatico e indimenticato amico fu scattata con una T-max con indice di esposizione 160 ISO, un solo flash laterale con ombrello, trattata per 4’ a 20° in soluzione A (con 5 gr. di sodio solfito) e 4’ in soluzione B. Bagno d’arresto, fissaggio acido e hypo clearing.
La stampa 25x25 è su carta baritata a gradazione fissa n.2 con un ingranditore a condensatore e lampada da 150W.
Il papillon è un residuo archeo-fotografico di una collaborazione apparsa su fotografare secoli fa.

Nel dettaglio è evidente la ricchezza tonale nelle alte luciI dettagli scansiti direttamente dalla stampa a 600 dpi sono riprodotti senza interpolazione (pixel reali): nonostante le peculiarità del media appaiono evidenti le ottime caratteristiche di questo agente rivelatore.
Come già detto, la valutazione ad occhio di negativi tannati è ingannevole, sia per stampe su carte commerciali (soprattutto se a gradazione variabile) sia per procedimenti di stampa che utilizzano sorgenti di luce UV. Lo stesso densitometro, anche con letture filtrate RGB, non aiutata più di tanto.
Ho cercato di rendere la colorazione e la densità del fotogramma in esame con una scansione per trasparenza su vetro e con il riferimento di una scala Stouffer con gradini di 0.15.
Si noti la colorazione caratteristica nonostante arresto e fissaggio acidi e le densità apparenti (il gradino 9 della scala possiede densità netta di 1.25).

densità di un fotogramma sviluppato  in pirocatechina

Il fotogramma potrebbe apparire sottosviluppato (non sottoesposto poiché la tenda nera di fondo era in zona I e ½ e stacca sulla spalla della giacca nera all’ombra del braccio)

zone I e II

, mentre fornisce ottimi valori in zona VIII e IX sulla camicia

zone VIII e IX - negativo zone VIII e IX - positivo

Per contro si può notare un velo di fondo piuttosto consistente ( se paragonato allo 0.05 della base della scala stouffer) dovuto anche alla totale assenza nella formula di potassio bromuro o benzotriazolo. Insieme a questo inconveniente va considerato quello non recondito della possibilità di formazione di macchie durante il trattamento.

La formula compensatrice
(Due soluzioni da unire al momento dello sviluppo)

Ne “il negativo”, edito in Italia da Zanichelli, Ansel Adams riporta una ricetta di sviluppo molto nota in passato, con altissime doti di compensazione, in grado di restituire fino a 10 zone ed oltre:

soluzione A
sodio solfito anidro
pirocatechina
acqua distillata
gr. 1,25
gr. 8
cc. 100
soluzione B
sodio idrato
acqua per fare
gr. 1
cc. 100

Soluzione d’uso, da miscelare subito prima:

20 parti di A + 50 parti di B + 500 parti di acqua con tempi di sviluppo attorno ai 10 – 15 minuti e perdita di mezzo diaframma nei valori in ombra. La stessa riportata da Clay Harmon nel sito unblinkingeye viene data come in grado di restituire 14 zone se si impone la perdita di 1 stop di sensibilità.

Il Ghedina suggerisce con questa i seguenti utilizzi:

- 12 di A + 7 di B + 500 di acqua per 12 – 16 minuti. Grande definizione e grana fine.

- 20 di A + 5 di B + 500 di acqua per 12 – 16 minuti che possono essere spinti fino a 30 per negativi sottoesposti. Per pellicole lente e ad alto contrasto.

- 20 di A + 15 di B + 500 di acqua per 10 – 12 minuti. Rivelatore universale. “Fornisce ricca abbondanza di particolari nelle ombre e ottima compensazione delle luci estreme”.

Non ho avuto modo di testare queste composizioni (riferite probabilmente ad emulsioni spesse non più in commercio) che riporto non tanto per gusto letterario, quanto per il fatto che introducono una considerazione importante sull’uso di questo agente rivelatore: il fattore diluizione dell’alcali nella soluzione d’uso è più importante del tempo di trattamento per ottenere grandi compensazioni, soprattutto con una base forte come la soda caustica. Tale considerazione risulta comunque verificata con il bagno di sviluppo che segue.


Pyrocat-HD

Si tratta di una formulazione recente presentata da Sandy King in unblinkingeye (a cui ovviamente rimando per ogni ulteriore approfondimento), più semplicemente HD nel testo.
Il bagno è composto da due soluzioni di riserva da miscelare e diluire al momento dell’uso, nella prima insieme alla pirocatechina è presente il fenidone e nella seconda il potassio carbonato. Il “Phenidon” è un componente molto energico, spesso associato all’idrochinone o alla parafenilendiamina ma nell’ HD può essere sostituito vantaggiosamente dal metolo, finegranulante, con una leggera perdita di sensibilità. Il potasso carbonato della soluzione B non è facilmente reperibile, è deliquescente e quindi difficile da pesare con precisione, ma può essere sostituito con il sodio carbonato.
La formula, alla luce delle due varianti viste, è:

Soluzione A
Acqua distillata
sodio bisolfito
pirocatechina
metolo
potassio bromuro
acqua q.b per
cc. 750
gr. 10
gr. 50
gr. 25
gr. 2
cc. 1000
Soluzione B
Sodio carbonato
Acqua distillata
gr. 200
cc 1000


L’impiego consigliato prevede:

soluzione d’uso per propositi generali e negativi da stampare con ingranditore
1 parte di A + 5 parti di B + 100 parti di acqua

soluzione d’uso per grande formato da stampare a contatto con tecniche antiche (quindi con un indice di contrasto molto più elevato)
2 parti di A + 10 parti bi B + 100 parti di acqua


Pur non ossidandosi velocemente come il pirogallolo anche in questo caso è opportuno diluire la soluzione B ed aggiungere la soluzione A solo al momento dello sviluppo. Dai test mi è sembrato rilevante l’uso di acqua deionizzata anche per la diluizione d’uso (l’acqua dei miei rubinetti ha sempre creato problemi).
I tempi indicati in ambiente oltreoceano sono generalmente relativi a trattamenti in tubo di grossi formati con agitazione continua mentre il mio test si è indirizzato verso i più frequenti piccolo e medio formato su una pellicola che sta riscuotendo un notevole consenso: il neopan 100 Acros della Fuji.

Per chi volesse testare l’HD con la propria attrezzatura può partire da questi valori:

diluizione 1+5+100
prebagno di 5’
agitazione iniziale di 1’ e successive agitazioni (tre inversioni di tank) ogni 3’
totale 15’- 18’ a 20°
indice di esposizione 80 ISO


diluizione 2+10+500
prebagno di 5’
agitazione iniziale di 1’, nessun’altra agitazione
totale 40-45’ a 20°
indice di esposizione 100 ISO

In entrambi i casi si otterranno negativi con una pulizia ed un’acutanza ragguardevoli, spiccato microcontrasto, un’invidiabile assenza di velo di sviluppo e con grana praticamente assente.

Per valutare l’effettiva bontà dell’HD ho confrontato i trattamenti con uno spezzone della stessa pellicola sviluppato in Rodinal 1+50 con agitazione iniziale di 30” e 3 inversioni di tank ogni minuto per 17’ totali a 20°. indice di esposizione 64 ISO.

foto appunti scattata con una digitale


Si noti nel fotogramma di riferimento scattato con una digitale come la gamma tonale sia piuttosto compressa.
Le due stampe 13x18 sono state realizzate su carta a contrasto variabile senza filtro e senza bruciature o maschere.

acros in rodinal 1+50

acros in hd 1+5+100

L’acutanza fornita dall’hd è in grado di rivaleggiare con quella fornita dal Rodinal (p-aminofenolo) come si vede dal dettaglio di una stampa 50x70.

dettaglio rodinal dettaglio hd

La capacità di compensazione, pur non essendo elevata come negli sviluppi al pirogallolo, è comunque presente, e consente agli amanti delle zone II e III agevoli sovraesposizioni di 1 stop e oltre, senza spostare la zona V più di tanto: in questo caso si può iniziare la definizione del proprio standard con:

diluizione 1+5+150
prebagno di 5’
agitazione iniziale di 1’ e successive agitazioni (tre inversioni di tank) ogni 3’ per un totale di 18-20’ a 20°.

sviluppo 1+5+100 1+5+150 con sovraesposizione di 1

Nel caso di scansioni, la colorazione nero-oliva delle pellicole sviluppate con la pirocatechina può ingannare gli scanner; in questo caso è opportuno ammorbidire il contrasto già in questa fase, oppure realizzare dei file in RGB per controllare visivamente la successiva miscelazione dei tre canali nel passaggio: modalità > scala di grigio (in questi casi il canale del verde presenta l’equilibrio maggiore).


Nel complesso l’hd si dimostra uno sviluppo ottimo, particolarmente indicato per un agevole controllo delle alte luci, nel caso di ingrandimenti spinti, nei passaggi negativo>interpositivo>negativo ingrandito, ma soprattutto non tradisce la sua origine di prodotto nato con il doppio intento di produrre negativi adatti sia per carte commerciali che ai sali ferrici per stampare direttamente dal grosso formato (in questo caso le diluizioni di partenza raccomandate sono 2+10+100).

Damiano Bianca Gennaio 2004


www.internetcamera.it
Progettato per Internet Explorer 4.0 o versioni successive ad una risoluzione di 800x600