Negativi digitali ink-jet
di damiano bianca

Primo approccio

Una volta ottenuta la nostra immagine a monitor (sia essa frutto di una scansione o di un file proveniente da fotocamera digitale) ed apportate le eventuali correzioni (ecco perché un monitor deve essere settato almeno in termini di luminosità e contrasto), vediamo come ottenere un negativo per la tecnica scelta.
Avendo bisogno di una matrice di stampa, o se si vuole, un negativo, l'immagine deve essere invertita nei valori tonali

Immagine>Regolazioni>Inverti

A questo punto avremo a monitor un'immagine negativa, e anche se l'occhio la giudicherà eccellente molto difficilmente quel file sarà in grado di dare una stampa corretta con questa o quella tecnica e ciò è dovuto a diversi motivi: intanto una stampa ai colloidi bicromati avrà bisogno un negativo con contrasto più basso di una ai sali ferrici ed anche in questo caso il negativo per una stampa ciano sarà più morbido di quello per una Van Dick.
Dobbiamo poi considerare che una stampante ink-jet è stata concepita per produrre copie positive su carta, valori dunque fruiti per riflessione e non per trasparenza; per rendersi pienamente conto della differenza basta appoggiare su un visore trasparente una bella stampa in bn su carta leggera: la stampa sembrerà inevitabilmente più debole, alcuni valori leggeri sembreranno perdersi mentre i neri più profondi non si scosteranno di molto.
Diciamo che questi aspetti soni i più importanti e dunque occorrerà impartire al file le opportune correzioni per generare una matrice ottimale. Un metodo che ha riscontrato un discreto successo sposta il problema in termini di inattinicità più che di opacità effettiva, introducendo una dominante giallo arancio (non dimentichiamo che le tecniche antiche usano gli UV come sorgente di luce e che il giallo è blu-negativo) per ridurre la quantità di inchiostro nero richiesto, a tutto vantaggio della pulizia e solidità dell'immagine depositata sul trasparente.
Con una stampante in esacromia si otterranno risultati diversi se si adotteranno parametri diversi del driver della stampante, e posso assicurare che le stampe che ne derivano saranno molto, molto diverse, e la stessa cosa accadrà impostando profili particolari in Photoshop.
Prendiamo questo semplice cuneo che riporta i valori di densità da 0 a 100%.

la scala dei grigi proposta da IC

La scala può essere auto prodotta o scaricata (un'ottima scala è quella suggerita da John Paul Caponigro) l’importante è che i valori vadano effettivamente da 0 a 100% di opacità o se si preferisce da 255 a 0. Si possono usare anche scale semplici con intervalli di densità del10% ma contenenti due valori critici: 5 e 95% (242, 13 per chi preferisce lavorare con i valori 0>255) vale a dire i bianchi più delicati e le ombre profonde.
Controllare con lo strumento contagocce le varie caselle dal momento che le preferenze impostate nel Photoshop potrebbero dar vita a valori diversi. Per porsi al riparo da tali inconvenienti in genere è consigliato eliminare il profilo incorporato, all'apertura del file.

stampiamo il file con tre diversi metodi:

settaggio A)

Con una epson 2100 stampando il file “senza tag” nello spazio sorgente e con profilo "come sorgente" nello spazio di stampa

dettaglio della finestra: stampa con anteprima

e con proprietà>personalizzate>altre impostazioni>senza regolazione colore

presta attenzione al ribaltamento orizzontale


si ottiene

scala dei grigi in negativo con settaggio A

che appare sbilanciato verso le densità massime, mancante in quelle delicate, ma presenta nelle colonne 10 20 30 40 e 50 l'interessantissima colorazione dei negativi sviluppati con gli agenti rivelatori tannanti (pirogallolo e pirocatechina).
Si ricordi di impostare l’inversione destra-sinistra nella stampante o di riflettere il file con

Immagine>Ruota quadro>Rifletti orizzontale

poiché stiamo generando un negativo e la parte inchiostrata sarà a contatto con la sensibilizzazione.

Settaggio B)

Con calibrazione epson e modo automatico

si ottiene

scale dei grigi in negativo con settaggio B

neutro, ma con densità contenute e mal distribuite.

Scala di colore con settaggio B)

Si può ottenere una matrice con dominante cromatica trasformando il file in scala di colore (tavole colore), impostando un valore pantone o una determinata sfumatura con il selettore colore (con beneficio di verificare poi come la stampante tradurrà i valori utilizzando i 4, 6 o 7 colori di cui dispone).

scala dei grigi in negativo con dominante cromatica

Questo ultimo tipo di matrici, se il colore è ben calibrato, può fornire stampe molto interessanti, con sfumature delicate ed una granulosità praticamente assente dal momento che il colore nero della stampante entra solo nelle ultime case, generalmente non utilizzate.
Nota
Anche il reticolo generato dalla stampante (paragonabile in qualche modo al retino a dispersione delle arti grafiche) diviene un fattore importante, non solo per l'eventuale granulosità di certe caselle o per l'effetto nitidezza, ma per le opacità risultanti, quindi se esistono utility di allineamento delle testine dovrebbero essere eseguite sullo stesso materiale su cui si stamperanno le matrici.

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