Negativi digitali ink-jet
di damiano bianca

Considerazioni preliminari

Ottenere dei negativi di grande formato per stampe a contatto con una stampante ink-jet non è più complicato del procedimento analogico in camera oscura, almeno in un primo approccio.
Le cose si fanno più complesse quando si desidera ottenere risultati ottimali in grado di rivaleggiare con le vecchie matrici di pellicola argentica, ma bisogna dire che anche con il procedimento umido, desiderando il top, occorre tempo, denaro e molta accortezza; bisognerà fare i conti con la reperibilità dei materiali, il controllo delle temperature e dei tempi e costruire uno standard in funzione delle varie tecniche di stampa, senza contare tutta una serie di (per l’appunto) imprevisti.
Il fatto di ricorrere al digitale consente una certa continuità nei risultati e la riduzione degli imprevisti, ma occorre padroneggiare gli strumenti ed i materiali, vale a dire prendere in considerazione tutta una serie di variabili, non sempre evidenti, che possono determinare risultati molto diversi tra loro.
Quando ho iniziato la personale ricerca per sostituire (o affiancare) il negativo classico con quello digitale speravo di poter ottenere una serie di curve applicabili da tutti, ad esempio trovare una curva per la stampa alla gomma o la Van Dick o per la stampa al platino e dire “ok, questo si ottiene in questo modo, adesso finalmente dedichiamoci alla parte creativa”. Non è così.
L’errore è nell’approccio, ciò che si può scambiare e confrontare è il modo di procedere, non il risultato; esattamente come nella fase successiva, la stampa.
Intendo dire che se con il mio pc (o Mac) e la mia stampante, con questa serie di operazioni, ottengo questa matrice, difficilmente un’altra persona otterrà un risultato identico, a causa delle variabili cui accennavo sopra, rimane però la possibilità di confrontare il procedimento e individuare le variabili per costruire un proprio standard.
In questo senso le “comunità virtuali” svolgono un lavoro insostituibile e questo contributo più che un articolo vuol essere il post di partenza in un forum.
Prendiamo dunque in considerazione gli strumenti, i materiali e le variabili: il monitor, il programma, la stampante, il supporto.

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Il monitor

Guardando una diapositiva o un negativo, i colori e le densità appariranno diverse assecondo la sorgente luminosa. Se guardiamo la diapositiva contro il cielo apparirà più blu, se la mettiamo contro una luce da tavolo apparirà più calda, se la mettiamo contro un neon saranno i verdi ad essere magnificati, sebbene le informazioni sulla pellicola siano sempre le stesse. Idem per il negativo: se la sorgente è troppo forte le ombre sembreranno più aperte e valuteremo con difficoltà i dettagli più delicati e viceversa. Solo con un visore tarato possiamo valutare correttamente le informazioni giacenti sulla pellicola. (I valori reali di misurano con un densitometro.)
Il monitor compie la stessa funzione di valutazione di un’immagine, nel nostro caso del file; esso deve dunque essere tarato, altrimenti ci spingerà a valutazioni errate e conseguenti correzioni inopportune. La taratura in primo approccio si ottiene con i comandi del monitor stesso, luminosità-contrasto quindi con gli opportuni software di sistema (a volte utility della scheda video), con l’Adobe Gamma fornito con il Photoshop, ma la calibrazione ottimale si ottiene solo con specifici sistemi come lo Spyder (http://www.colorvision.com). Ovviamente i valori cromatici sono importanti quando si intende stampare tecniche che usano il colore, come la gomma o il carbone in tri o quadri-cromia. Per le altre tecniche basta la regolazione di luminosità e contrasto.
Non ha senso inoltrarsi in queste tecniche se non si tara prima il monitor, inoltre questo invecchia ed è opportuno verificare la taratura di tanto in tanto; essa diviene sempre più fine man mano che si lavora e non è escluso anche un intervento a ritroso, partendo cioè dalla fine della catena produttiva (la stampa) per ulteriori correzioni, anche se ciò non è formalmente corretto.

Photoshop

Esistono ovviamente altri gestori di immagini, ma Photoshop, per affinità con la fotografia, qualità e quantità degli strumenti, è divenuto uno standard di lavorazione ed è praticamente una camera oscura digitale. Non è questa la sede per approfondire una serie di tematiche specifiche del programma per le quali rimando ad altre pagine (c'è un'apposita cartella nel forum) o ad altri siti di autori estremamente validi; qui vedremo semplicemente quali strumenti e settaggi è opportuno utilizzare o a cui è importante prestare attenzione.

Il gamma
Come detto la prima cosa da fare è procedere alla taratura fine del monitor attraverso l’Adobe Gamma (per la procedura rimando al programma stesso che possiede anche un assistente step by step), o meglio ancora attraverso specifici hardware e software. Consiglio di salvare il profilo con la data corrente per ulteriori verifiche e adeguamenti.

Impostazioni colore
Un settaggio di importanza rilevante è: modifica>impostazioni colore,
che salva file con estensione csf. Consiglio di affrontare l'argomento iniziando con i suggerimenti contenuti nella guida del programma (basta digitare F1) ed approfondire con le pagine di Ian Lyons (http://www.computer-darkroom.com) e di Dan Burkholder (http://www.danburkholder.com), vera autorità in materia di negativi digitali. In ogni caso qualunque settaggio consigliato va sempre rivisto sulla scorta di esigenze ed attrezzature personali e vedremo più avanti come sia possibile ottenere ottimi risultati utilizzando altri parametri, senza considerare che gli standard americani differiscono da quelli europei.

La stampante e gli inchiostri

Ovviamente alcune stampanti sono migliori di altre o semplicemente più duttili, e va detto che le varie case migliorano i modelli in continuazione per cui i procedimenti dovrebbero divenire sempre più agevoli. In genere la preferenza dei più si orienta verso i modelli Epson, ma sia Canon, e più recentemente la HP, hanno messo in commercio stampanti molto interessanti che non ho avuto modo di testare personalmente, ma che a detta di altri appassionati sono in grado di fornire ottime matrici.
Facciamo qualche considerazione: se una stampante lavora a 1440 dpi con quattro colori non significa che spara 1440 punti per pollice di ogni colore, ma nel complesso. Se per stampare il nostro negativo utilizzeremo solo il nero in realtà stamperemo con 1440/4=360 punti, che per una matrice di stampa sono veramente pochi; occorre dunque utilizzare tutti gli ugelli disponibili, nero + i vari colori.
Siamo giustamente abituati a valutare un negativo per la sua opacità, cioè l’inverso della capacità di quel foglio di plastica a lasciar passare la luce in un determinato punto. Usando i colori per avere il massimo della risoluzione il discorso non è più limitato alla densità del punto di nero ma va tenuto conto della capacità di un colore di opporsi al passaggio di una determinata lunghezza d’onda: gli UV per le stampe con tecniche antiche (note nel web come alt, alternative). Volendo invece realizzare negativi per la stampa su carta commerciale a contrasto variabile bisognerà considerare che diverse tonalità del negativo determinano una diversa filtratura (risultati più morbidi quando vi è prevalenza dei gialli e più contrastati nel caso dei magenta).
Esiste la possibilità di montare sulla stampante cartucce con il nero e diversi punti di grigio al posto dei colori utilizzando un apposito software di conversione (www.lyson.com); così facendo si ritorna al concetto di semplice opacità senza nulla perdere della finezza della stampante. La cosa è ghiotta, ma presuppone una stampante dedicata esclusivamente a questo tipo di lavoro, o semplicemente a stampare il solo bn. Il ritorno al colore comporta ripetuti cicli di pulizia delle testine con apposite cartucce e con evidente lievitazione dei costi.

Il supporto

Gli acetati per ink-jet costituivano fino a poco tempo fa l’anello più debole della catena (soprattutto in relazione alla natura degli inchiostri); attualmente un paio di prodotti restituiscono matrici di stampa molto buone: si tratta della Pictorico OHP Transparency Film e dell’Agfa CopyJet Film. Questo non esclude che settagli particolari su altri prodotti di altre case non consentano buoni risultati e l’affermazione è relativa alle mie esperienze.
Il problema principale è costituito dalla quantità di inchiostro necessaria per ottenere coperture adeguate a fronte della relativa capacità di assorbimento del supporto; gli inchiostri a volte presentano lunghi tempi di asciugatura generando una sorta di flou, ed in alcuni casi non asciugano affatto, rendendo inutilizzabile il negativo. L’uso di lacche fissative non risolve il problema (o lo fa parzialmente). Si tratta dunque di trovare la miglior accoppiata stampante/supporto: personalmente, al momento, ottengo i migliori risultati con la Epson 2100 ed inchiostri originali epson su acetati Agfa.

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